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venerdì 1 aprile 2011

Ripulire il mare dal petrolio: potrebbe essere fatto con la lana

Viene dall’idea di un italiano, la possibilità di ridurre i danni provocati dalle cosiddette “maree nere”, dallo sversamento in mare di petrolio.
Questa, oltre ad essere particolarmente innovativa, potrebbe essere un’idea rivoluzionaria, e a concepirla e brevettarla pare sia stato Luciano Donatelli, presidente dell’Unione Industriali di Biella che ha messo a frutto la sua esperienza con i tessuti, Mauro Rossetti, direttore dell’Associazione Tessili e Salute di Biella e a Mario Plomer, Amministratore Delegato di Tecnomeccanica Biellese. Si tratta dell’utilizzo della comunissima lana grezza in unione ad un sistema tecnologico chiamato “Wores”, che potrebbero rimediare a disastri naturali come quello avvenuto recentemente, nell’estate 2010, con la piattaforma petrolifera Bp, nel Golfo del Messico. Lo strumento, sfruttando le proprietà idrorepellenti della lana e la capacità di assorbire olii, con valori anche superiori al suo peso, assorbirebbe il petrolio, ripulendo il sistema.
Inoltre questo sistema potrebbe apportare anche dei vantaggi economici ai produttori di lana, perché essendo uno scarto di lavorazione e non avendo nessuna utilità, acquisterebbe valore. Poi, dopo che abbia svolto il suo compito, la lana potrebbe venire smaltita nei termovalorizzatori, che sfruttano le proprietà caloriche del petrolio. Wores invece, essendo la parte meccanica e tecnologica, potrebbe essere installato su navi di qualsiasi dimensione per spargere in mare la lana ed attraverso appositi scivoli, la recupera, la strizza con delle presse che poi scaricano l’olio nero in un serbatoio. Alla fine, la lana si ritrova ad essere pronta per il riutilizzo, almeno altre dieci volte.
Tratto da :. TECNOLOGIA E RICERCA.com

La mappa della gravità terrestre disegnata da GOCE





L’animazione mostra il geoide ricavato da oltre un anno di dati sulla gravità terrestre, inviati dal satellite GOCE (Gravity field and steady-state Ocean Circulation Explorer), lanciato a marzo 2009. Si tratta della più dettagliata mappa di questo tipo mai realizzata.
Il geoide è un solido costruito come una mappa altimetrica, in cui ogni punto serve a disegnare la superficie equipotenziale della Terra, i luoghi cioè dove il potenziale gravitazionale ha valore uguale. Picchi e avvallamenti indicano pertanto zone dove la gravità è maggiore o minore, a seconda della densità della colonna che, dal centro della Terra, porta al punto in cui il satellite ha effettuato il rilevamento (la forza di gravità è proporzionale alla massa e varia quindi con la distribuzione della massa all’interno del pianeta).
Gli scienziati ritengono che lo studio accurato delle variazioni gravitazionali alla superficie terrestre consentiranno di trarre indicazioni utili nella previsione dei terremoti.
Tratto da :. OMEGA CENTAURI

Grisù

Il grisù (o grisou) è una miscela gassosa composta essenzialmente da metano, presente soprattutto nelle miniere di carbone e di zolfo; si sprigiona lentamente dallo stesso giacimento attraverso fratture o anche improvvisamente da grandi cavità della roccia nelle quali si  accumulato.
Il grisù è altamente infiammabile ed esplosivo e risulta pertanto molto pericoloso per i minatori che lavorano alla sua estrazione. Nella combustione l’aumento di volume provoca infatti un aumento di pressione e quindi di velocità di propagazione nelle gallerie (fino a 200 metri al secondo, corrispondenti a 720 Km/h), per cui altre quantità di grisù, che si trovano anche in zone lontane dalla miniera, prendono fuoco con conseguenze catastrofiche.
Incidenti del genere sono avvenuti anche in Italia, infatti bisogna ricordare il disastro di Morgnano (in provincia di Perugia), avvenuto il 23 marzo 1955, con un bilancio di 22 morti, e il disastro di Ribolla, del 1954, con un bilancio di 43 morti. Tre anni dopo in Sicilia, il 20 agosto 1957, nella Miniera Trabia Tallarita di Sommatino (in provincia di Caltanissetta) morirono 23 zolfatari, e molti altri rimasero feriti.
Curiosità: il termine grisù è diventato famoso negli anni settanta con la messa in onda in televisione del cartone animato Grisù. Protagonista un simpatico e geniale draghetto che aveva difficoltà a gestire le proprie emozioni e che da grande voleva fare il pompiere Sorriso
Grisù

Tratto da :. IL POTERE DELLA FANTASIA


«L' altare piange, miracolo»


Dopo le visioni, il parroco annuncia: «Fenomeni divini»

VILLA GUARDIA (Como) - Ogni volta, fino a pochi minuti prima dal termine di ognuna delle tre messe domenicali celebrate ieri nel santuario della Santissima Trinità Misericordia di Maccio, frazione di Villa Guardia, nessuno avrebbe potuto pensare a una giornata fuori dall' ordinario. E invece, ogni volta, le ultime parole pronunciate dal parroco don Luigi Savoldelli o dal vicario don Rossano Quercini, hanno dato il segno che qualcosa di diverso - nella notte tra sabato e ieri - era accaduto. «I fedeli che volessero - sono state ad esempio le parole di don Rossano a chiusura della celebrazione delle 8.30 - possono venire all' altare per venerarlo con un bacio, semplicemente per toccarlo, oppure per guardare i segni della presenza di Dio». E lì, in quel momento, come negli altri momenti simili della giornata, i fedeli - tanti, già molti più del solito, pur senza alcun cedimento a commozioni teatrali - hanno lasciato i banchi e le sedie in massa e, silenziosamente, hanno raggiunto la mensa sacra di marmo grigio-nero. Un altare di 18 quintali di peso, dal quale - come hanno ufficialmente annunciato i sacerdoti di Maccio - sgorga, in maniera apparentemente inspiegabile, acqua purissima. Misteriosa, visto che non risultano falde o corsi d' acqua sotto la chiesa. O addirittura miracolosa, secondo la rapida traduzione popolare. Nel volgere di poche ore, la notizia del «miracolo di Maccio» ha fatto molta strada. E ciò che fino allo scorso sabato sera non accadeva o accadeva meno - il pellegrinaggio dei fedeli per sfiorare il marmo umido con mani, labbra, rosari e santini - da ieri si ripete incessante e con crescente partecipazione. Anche perché l' invito ripetuto dai sacerdoti ai fedeli è proprio a non rinunciare a questo contatto con «il segno divino». E quelle microscopiche goccioline («umidità», brontolava una sparuta minoranza di scettici) sono rapidamente diventate un centro di attrazione cristiana ancora più forte di quanto il santuario stesso non lo fosse dallo scorso 27 novembre. Cioè da quando il vescovo di Como, Diego Coletti, elevò la periferica chiesa parrocchiale di Maccio al rango di santuario dopo aver certificato che le ripetute esperienza mistiche del maestro del coro - Gioacchino Genovese, 51 anni, secondo alcuni capace anche di stimolare guarigioni «miracolose» - non presentano , né derivano da «fenomeni di autosuggestione». Ora, per «l' altare che piange» - «Da più di un anno, ma l' abbiamo voluto rendere noto solo adesso», rimarca il vicario don Rossano Quercini - la vicenda è un pò diversa. Non esiste ancora, se non in forma di placet alla pubblica comunicazione, un pronunciamento ufficiale della commissione diocesana sui fatti di Maccio, né tantomeno dalla Congregazione per la dottrina della fede. L' unico parere scritto, paradossalmente, viene dalla scienza dei Ris di Parma, che hanno certificato la purezza assoluta dell' acqua che ricopre l' altare. Ma - scienza o fede che sia - Maccio è già una nuova piccola capitale dei pellegrinaggi, almeno dal Nord Italia, con parrocchie che arrivano in pullman per respirare l' aria (e l' acqua) di grazia del santuario. «E forse è solo l' inizio», vaticinava ieri don Rossano. Emanuele Caso RIPRODUZIONE RISERVATA **** Il mistico Gioacchino Genovese (nella foto), 51 anni, è il maestro del coro «Regina Pacis». In numerose occasioni, durante la celebrazione di funzioni religiose, l' uomo è protagonista di «esperienze mistiche di grande rilievo spirituale». Testimone da oltre un decennio di «esperienze mistiche» «rivelazioni», con stati di apparente trance che in più occasioni lo privano dei sensi in chiesa, soprattutto dopo aver preso l' Eucarestia, davanti a centinaia di persone. A Maccio i fedeli parlano di «visioni», «momenti di intensa sofferenza» e di «guarigioni». La Congregazione per la dottrina della fede ritiene l' esperienza di Genovese «in perfetta coerenza con la dottrina e la morale, e aliena da qualsiasi fenomeno di autosuggestione» **** Il vescovo Le prime voci sul particolari accadimenti mistici nella chiesa parrocchiale di Maccio - costruita alla fine dell' 800 - risalgono all' estate del 2007, ma è soltanto il 26 ottobre 2010 che emerge la verità. Il vescovo di Como, Diego Coletti, infatti, quella sera, tramite il vicario episcopale don Italo Mazzoni, annuncia che la chiesa diventerà presto santuario della Santissima Trinità Misericordia. Un mese dopo, il 27 novembre 2010, lo stesso vescovo Coletti officia la cerimonia di elevazione. Motivo decisivo della scelta, «il ripetersi di esperienze mistiche particolarmente intense» vissute dal maestro del coro della chiesa, Gioacchino Genovese, a cui assistono ripetutamente centinaia di fedeli.
di:. Caso Emanuele
       Corriere della Sera 

La cometa Elenin sfiorerà la Terra il 16 Ottobre 2011

C2010 X1 Elenin è una cometa di lungo periodo, pensate ci mette 10.000 anni per compiere la sua orbita attorno al sole. Fu scoperta il 10 dicembre 2010 da un astrofilo russo, Leonid Elenin, da cui prende parte del nome, con un telescopio elettronico sito in New Messico.
Nel momento della scoperta non si ha mai la certezza della traiettoria che la cometa prenderà, ma oggi sappiamo che dovrebbe passare ad una distanza dalla Terra di circa 100 volte quella Terra-Luna, a 21 milioni di miglia di distanza. Secondo la NASA, la cometa non arriverà mai ad essere una minaccia per la Terra, buon per noi! 
di Redazione

mercoledì 30 marzo 2011

europress2010: UFO IN ADRIATICO - REALTA' CHE SUPERA LA FANTASIA

europress2010: UFO IN ADRIATICO - REALTA' CHE SUPERA LA FANTASIA: "Già Tito Livio fu probabilmente testimone oculare di 'qualcosa di strano' nel mare Adriatico. Strane luci, bagliori notturni, avvenimenti ..."

sabato 26 marzo 2011

1700 euro per ogni tunisino rimpatriato

L'Italia pagherà per aiutare gli immigrati a rifarsi una vita. Dubbi sulla distribuzione degli stranieri nelle regioni

MILANO - La Tunisia si impegna a contrastare le partenze di migranti verso l'Italia, ma in cambio chiede aiuti economici. E Roma, come ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini al Corriere, mette sul piatto una cifra di «1.500 euro per ogni immigrato che accetterà di tornare a casa e sarà aiutato a crearsi un’attività in modo che poi non abbia più la necessità di andare via». A ciò si aggiungono pattugliatori navali, motovedette, veicoli, motori e pezzi di ricambio per un valore che oscilla tra i 70 e i 115 milioni di euro e ulteriori stanziamenti economici dopo gli aiuti per circa 200 milioni di euro già erogati dalla Farnesina. Una «lista della spesa» sul modello adottato per anni dalla Libia, che ha ottenuto benefici economici dall'Italia in cambio di una cooperazione nelle attività di contenimento dei flussi migratori. La «dote» che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell'Ue, che al massimo l'Italia si limiterà ad anticipare ha poi spiegato Frattini.
CONTROPARTITA - Mentre la Libia chiedeva come contropartita per avviare il dialogo il risarcimento dei danni legati al colonialismo e la costruzione di un’autostrada, spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera in edicola oggi, la Tunisia vuole però un sostegno concreto per il rilancio del settore turistico. Il discorso dei rappresentanti del governo di transizione è chiaro: dopo le rivolte che hanno portato alla caduta del presidente Ben Alì il Paese vive una situazione di stallo economico e dunque ha bisogno di aiuto, anche perché i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare.
BOSSI - Ma c'è chi all'interno dello stesso governo non ci sta a pagare gli immigrati per farli reimpatriare. «Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora» spiega il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi.

«Sempre così, ci trattano da animali»
LO SVUOTAMENTO DI LAMPEDUSA - Intanto entra nel vivo il piano di svuotamento rapido di Lampedusa previsto dal governo. Nella notte tra venerdì e sabato la nave militare «San Marco», messa a disposizione dalla Difesa, è salpata dall'isola con a bordo 550 migranti, che saranno trasportati fino a Taranto e da lì smistati nella tendopoli di Manduria. Altri mille extracomunitari approdati nei giorni scorsi a Lampedusa verranno caricati domenica sul primo dei due traghetti passeggeri affittati per accelerare le partenze, mentre il secondo è atteso per martedì. L'obiettivo è ridurre la pressione sul piccolo centro dove è ormai forte l'esasperazione dei residenti (il numero dei migranti nei giorni scorsi ha superato quota 5 mila, pareggiando il numero degli abitanti) e delle autorità, preoccupati anche per le ripercussioni sulla stagione turistica alle porte, principale fonte di sostentamento per i lampedusani.

La protesta degli immigrati
di F. Cavallaro (riprese di M. Delbò -H24)
CONTRASTI SULLO SMISTAMENTO 
- Gli immigrati dovrebbero essere smistati in diverse regioni italiane. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha precisato che nessuna regione potrà chiamarsi fuori, fatta eccezione per l'Abruzzo che è ancora alle prese con le problematiche post-terremoto. Da diverse parti d'Italia iniziano però ad arrivare i primi distinguo e le prime prese di distanza. E le più clamorose sono proprio di amministratori di Lega e centrodestra. Il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, ha sottolineato che «quelli che fuggono dalla Tunisia pagando 2000 euro, con le scarpette firmate, sono clandestini belli e buoni. Per questo tipo di immigrati nel Veneto c'è ospitalità pari a zero» (tra i sindaci veneti che hanno dato la disponibilità a fare la propria parte c'è quello di Verona, Franco Tosi, anche lui del Carroccio, e quello di Belluno, Antonio Prade, alla guida di una giunta di centrodestra). E il sindaco di Milano ed ex ministro berlusconiano Letizia Moratti si è detta «molto preoccupata» e ha spiegato che «Milano non è in grado di assorbire più immigrazione di quanto non stia già assorbendo. Chiederò al ministro Maroni che fra i criteri della ripartizione si tenga conto di quello che le Regioni e le città hanno già dato».
Diffuso da :. CORRIERE DELLA SERA.IT
Redazione Online
 26 marzo 2011

venerdì 25 marzo 2011

Striscia la Notizia scrive a Parole Verdi

Striscia la Notizia scrive a Parole Verdi

We’re turning off our lights, in honor of Earth Hour

YouTube Blog: We’re turning off our lights, in honor of Earth Ho...: "In 2007, organizers in Sydney came up with the idea for Earth Hour, a specific time when local residents would conserve energy by collective..."

Nel 2007, gli organizzatori di Sydney si avvicinò con l'idea di Earth Hour , un momento specifico in cui i residenti avrebbero conservare l'energia collettivamente spegnendo le luci. Da allora, Earth Hour si è sviluppato in un movimento globale. Nel 2010, le persone in 128 paesi volontariamente spento le loro luci per prendere parte a questo evento e dimostrare il loro impegno per la Terra.




Per saperne di più:



Earth Hour 2011 si svolgerà il Sabato, 26 marzo, dalle 20:30-9:30 (tempo locale) e quest'anno YouTube aderisce al movimento "accendere le luci in giù" sul sito. Durante questa ora, la pagina di visualizzazione di YouTube sarà oscurata. Se si preferisce la normale esperienza pagina di visualizzazione, ci sarà la possibilità di accendere la luce tornare "on".

Ricorda che puoi anche partecipare a questo evento mondiale iscrivendosi al www.earthhour.org e spegnendo le luci proprio alle 8:30 pm

Ramya Raghavan, YouTube Notizie e politica, guardato di recente " Earth Hour Challenge ".

Guerra Libia: rientro a Trapani degli Eurofighter

Diffuso da :. youreporter.it

Lampedusa: in fila per mangiare



Tratto da :. youreporter

Lo tsunami in mare aperto: il passaggio, video

Il passaggio dell'onda dello tsunami in mare aperto, ripresa da una nave della guardia costiera.


Tratto da :. youreporter.it

sabato 19 marzo 2011

Richter 9.0: quanta energia ha colpito il Giappone?

La scala Richter stima l'energia sprigionata da un terremoto. Con molta approssimazione, possiamo valutare l'energia di un sisma anche paragonandola a quella sprigionata da un esplosivo, il tritolo: in questo caso si parla di "carica equivalente" in chilotoni (1 kt è mille tonnellate) di tritolo. Questa misura dà un'idea della quantità di esplosivo necessaria a spaccare una roccia - per esempio un blocco di granito - nello stesso modo in cui verrebbe frantumata da una scossa di terremoto.

Giappone, 11 marzo: il sisma a un centinaio di chilometri dalla costa è stato valutato al grado 9.0 della scala Richter.

# L'atomica che ha colpito Hiroshima il 6 agosto 1945 aveva una potenza equivalente a 12.500 tonnellate di tritolo.
# L'atomica che ha colpito Nagasaki il 9 agosto 1945 aveva una potenza equivalente a 22.000 tonnellate di tritolo.
# Le atomiche dispiegate in Europa negli anni della guerra fredda sono arrivate ad avere potenze equivalenti a 270.000 tonnellate di tritolo.
# Il terremoto dell'11 marzo 2011 aveva una potenza equivalente a 31.600.000.000 (31,6 miliardi) di tonnellate di tritolo.



Tratto da :. FOCUS

Tsunami: il disastro in cifre



L'energia dello tsunami e lo schema di propagazione dell'onda nel Pacifico (© NOAA)


"L'asse terrestre si è spostato di 10 centimetri", "il giorno si è accorciato di 1,8 microsecondi", "sisma di magnitudo 8.9 sulla scala Richter": sono solo alcuni dei numeri utilizzati in questi giorni dai media per descrivere la portata fisica e geologica del terremoto e dello tsunami che lo scorso venerdì hanno colpito il Giappone. Ma cosa significano queste cifre? Che effetti avranno le conseguenze del sisma sulla nostra quotidianità? Facciamo un po' di chiarezza.

I numeri della catastrofe
#8,9: la violenza del sisma espressa in gradi Richter. L'energia liberata durante un terremoto di questa magnitudo è pari a quella prodotta dall'esplosione di 31.6 miliardi di tonnellate di tritolo. Il terremoto più forte mai registrato risale al 22 maggio del 1960: colpì il Cile tra le città di Temuco e Conception e raggiunse una magnitudo di 9.5 gradi Richter (equivalenti alla detonazione di 178 miliardi di tonnellate di tritolo).
#400 km: la lunghezza della spaccatura provocata dal sisma nel pavimento oceanico 80 miglia nautiche al largo della costa orientale del giappone. Ha una larghezza di circa 24 km.
#457 cm: lo spostamento verso gli Stati Uniti della zolla più vicina all'epicentro del terremoto. Dopo il sisma Giappone e USA sarebbero insomma più vicini: lo spiega al The New York Times Ross Stein, il ricercatore dello United States Geological Survey che ha effettuato la stima.
#30 cm: l'abbassamento della linea costiera del Giappone, conseguenza dello spostamento delle placche tettoniche. http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/iotd.html http://nctr.pmel.noaa.gov/honshu20110311/Energy_plot20110311-1000.png
#8 cm: lo spostamento dell'asse terrestre in seguito al sisma. Anche in questo caso non si tratta di una misurazione diretta ma di una stima. L'ha effettuata Richard Gross, geofisico della NASA. Secondo Gross l'asse di rotazione del pianeta si è spostato perchè il sisma, spostando intere placche tettoniche, ha ridistribuito la massa della Terra.
Il pianeta non ha insomma subito "uno scossone" che l'ha spostato come hanno erroneamente riferito numerosi media in questi giorni.
#1,8 microsecondi: (pari a 1,8 milionesimi di secondo) l'accorciamento del giorno generato dal sisma. Il terremoto ha spostato verso il centro del pianeta enormi masse di materiale: questa variazione nella distribuzione dei "pesi" ha causato un leggero aumento della velocità di rotazione della Terra, un po' come accade a una pattinatrice che avvicina le braccia al corpo mentre ruota su se stessa.
Secondo Gross queste variazioni possono essere provocate anche da eventi molto meno eclatanti come il lento spostamento dei ghiacchi polari e non hanno alcun tipo di effetto pratico sulla nostra vita. Si tratta insomma di misure e speculazioni puramente scientifiche. «Variando la distribuzione della massa della Terra, il terremoto giapponese dovrebbe aver causato una piccola accelerazione della sua rotazione, accorciando la lunghezza del giorno di circa 1,8 microsecondi» ha spiegato il geofisico. «Questo assestamento della posizione dell’asse provocherà un tremito leggermente diverso alla rotazione della Terra, ma non uno spostamento dell’asse nello spazio: questo possono ottenerlo solo forze esterne come l’attrazione gravitazionale del Sole, della Luna e dei pianeti».
#300 miliardi di dollari: una stima approssimativa del danno economico subito dal Giappone come conseguenza dello tsunami. L'ha fornita ai media Jayanta Guin, esperto della Air Worldwide, una delle società di ricerca specializzata nella progettazione di modelli sui disastri naturali. Secondo Guin la cifra sarebbe comunque da ritoccare al rialzo perchè calcolata solo sul valore delle proprietà assicurate.
Tratto da :. FOCUS

Catastrofe nucleare: ecco la verità



In questi giorni abbiamo tutti guardato le stesse immagini della centrale di Fukushima e, com'è successo a molti, il nostro "vedere" è stato fortemente orientato dalle dichiarazioni ufficiali delle autorità giapponesi e da parole come "nocciolo" del reattore. (Raymond Zreick, 17 marzo 2011)


Avremmo invece dovuto fin da subito dare la più grande rilevanza a ciò che è stato mantenuto sullo sfondo: le esplosioni che hanno danneggiato gli edifici più esterni dei reattori e distrutto la loro parte superiore. Perché è proprio in quell'area che ci sono le piscine di raffreddamento del combustibile irraggiato, quello che spesso viene detto "esaurito" ma che esaurito non è per niente, almeno dal punto di vista della produzione spontanea di calore dovuto al naturale processo di decadimento dei vari prodotti della fissione nucleare.

Persa l'acqua delle piscine danneggiate dalle esplosioni, le barre hanno iniziato a surriscaldarsi e con tutta probabilità hanno da un pezzo superato la temperatura di fusione del rivestimento metallico, lo zircaloy, che fonde a oltre 2.000 °C.

Questo spiega senza possibilità d'errore (purtroppo) l'altrimenti irragionevole radioattività in aria anche a quote elevate e spiega anche il via vai di elicotteri che scaricano sugli edifici danneggiati 75.000 litri di acqua di mare alla volta. In un tentativo, a nostro parere disperato e inefficace, di contrastare l'aumento di temperatura e la fusione delle barre del combustibile che fino a sei giorni fa era immerso nelle piscine refrigerate.

 Tutto questo non esclude i danni al reattore e tutto quello che abbiamo letto (e scritto), ma disegna uno scenario di gran lunga più grave e catastrofico di quanto avessimo immaginato. Per questo dobbiamo "ringraziare" forse un'eccessiva fiducia nell'etica giapponese e i tanti inutili dibattiti televisivi che anziché fare parlare veri esperti danno la parola a fumosi politici e politicanti.

Come finirà, non siamo in grado di prevederlo. Probabilmente uno studio su di una situazione del genere non è mai stato fatto
.
Tratto da :. FOCUS

martedì 15 marzo 2011

Wafaa Bilaal: la webcam umana

Un artista americano si trasformato in cyborg per realizzare una curiosa, e dolorosa, performance artistica. (Focus.it, 14 marzo 2011)

Wafaa Bilal è un 45enne artista newyorkese che vent’anni fa è fuggito dall’ Iraq per cercare nuove opportunità nella Grande Mela. Da allora ha spesso rimpianto ciò che si è lasciato alle spalle, ma da vero artista è riuscito a trasformare questo suo malessere in una impressionante forma espressiva.

Chiodo fisso, per la tecnologia. Anzi, perno.
Lo scorso 15 dicembre Bilaal si è sottoposto a un singolare intervento chirurgico e si è fatto impiantare nella nuca una... telecamera. Da allora l’apparecchio scatta ogni minuto un’immagine di ciò che c’è dietro le spalle di Wafaa e la invia in tempo reale al sito reale www.3rdi.me.
La piccola videocamera è attaccata con 3 perni in titanio a una placca metallica posizionata qualche millimetro sotto la pelle della nuca: l’intervento, piuttosto doloroso perchè Bilaal ha rifiutato l’anestesia totale, è durato più di due ore. L’apparecchio è collegato con un cavo USB a minicomputer che Bilaal porta sempre con sè. Una connessione 3G permette l’invio in tempo reale delle immagini al sito.
Oltre che dolorosa, l’espressione artistica scelta da Bilaal è anche piuttosto scomoda, perchè costringe l’artista a dormire seduto.
La performance di Bilaal è il pezzo forte di Told/Untold/Retold, la mostra d’arte contemporanea che ha inaugurato il nuovo museo arabo di arte moderna di Doha, nel Quatar

Il corpo si ribella
Criticato da molti per la sua forma d’arte così estrema, Bilaal sostiene che è solo un assaggio di come saremo tra non molti anni: sempre più controllati, sorvegliati e vittime di un Grande Fratello globale.
L’esperimento sarebbe dovuto durare un anno, ma lo scorso 4 febbraio una crisi di rigetto ha costretto Billaal a sottoporsi a un nuovo intervento per la rimozione dell’impianto. L’artista è però determinato a portare a termine la sua prova, anche se in modo meno eclatante, per esempio legandosi la webcam alla testa con uno strap.


In questo video alcuni momenti dell'installazione della webcam.





Terremoto nucleare. Siamo alla "sindrome cinese"?

Le informazioni di base per capire il disastro nucleare di Fukushima.
A cura di Raymond Zreick, Marco Ferrari, Focus.it
Ultimo aggiornamento: 14 marzo, ore 18.00


 

C'è molta incertezza su quanto sta accadendo adesso all'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, dove per tre reattori si prospetta la fusione parziale o totale del nocciolo. Alcune fonti danno il fatto per già accaduto, almeno per il reattore "3", rimasto - pare - per ben due volte "a secco" di qualunque liquido di raffreddamento nel corso della giornata (14 marzo), complessivamente per almeno 3 ore.



PUNTI CHIAVE
15 marzo, ore 10.28

Subito dopo il sisma è entrato in funzione il primo livello di sicurezza: sono state inserite le barre di controllo/moderazione, che interrompono quasi del tutto le reazioni nucleari tra le barre di combustibile.

Questa operazione abbatte in poche ore la temperatura del reattore anche del 99%. Ma è indispensabile che il nocciolo sia mantenuto immerso nel liquido di raffreddamento.

A Fukushima però l'onda di marea ha messo fuori uso tutti i sistemi elettrici e poi anche le pompe diesel che dovevano garantire la circolazione del refrigerante.

Attorno al nocciolo il refrigerante, senza ricambio, ha cominciato a vaporizzare ad altissima temperatura, generando anche idrogeno e ossigeno molecolari.

Per ridurre la pressione e tentare di introdurre nuovo refrigerante i tecnici hanno lasciato sfiatare i gas. Il sistema di ricombinazione dell'idrogeno però non ha funzionato correttamente, oppure non era dimensionato per quel volume di gas, ed è bastata una scintilla a provocare la deflagrazione e la distruzione parziale dell'edificio più esterno del reattore.

Contemporaneamente, la scarsità d'acqua attorno al nocciolo ha lasciato scoperte in tutto o in parte le barre di combustibile e la temperatura è salita vertiginosamente, probabilmente oltre i 2.000 °C (dal momento che si è parlato di parziale fusione della camicia delle barre, in zircaloy).

I tecnici giapponesi tentano ora di evitare il peggio (la fusione del nocciolo) utilizzando come refrigerante direttamente l'acqua di mare, fatta circolare attorno al nocciolo e ributtata in mare.

I risultati non sono incoraggianti, probabilmente perché il processo di surriscaldamento è andato troppo avanti, ma al momento sembra impossibile affermare con certezza come si evolverà la situazione nelle prossime ore.

In più, l'acqua di mare non pretrattata è ricca di sali che accelerano la corrosione dello zircaloy: le pastiglie di combustibile (uranio arricchito, attinidi generati dalle reazioni nucleari, plutonio...) rischiano di trovarsi a diretto contatto con l'acqua.

Se ciò avvenisse... si scioglierebbero, e il liquido trasporterebbe sul terreno e in mare elementi radioattivi ed elementi tossici e velenosi per inalazione e ingestione.

Per la meccanica di ciò che sta succedendo, un'esplosione nucleare è improbabile. Le prime conseguenze di questo disastro saranno invece una forte contaminazione "locale" e di molte miglia di oceano.





Mentre dal governo giapponese e dalla Tokyo Electric Power (Tepco) continuano ad affermare che la situazione è critica ma sotto controllo. Le prossime ore ci diranno dove sta la verità, ma intanto, che cosa potrebbe accadere con la fusione del nocciolo? 
 
La fusione del nocciolo avviene quando la temperatura nel reattore non è più sotto controllo e sale rapidamente a oltre 2.000 °C (dai 300 circa di normale operatività).
 
Quello che chiamiamo "nocciolo" è un insieme di elementi: una struttura di contenimento (la più interna dell'edificio del reattore), le barre di combustibile (vedi il multimedia "I rifiuti nucleari" e gli altri contenuti del nostro "Speciale nucleare"), le barre degli strumenti, i circuiti dell'acqua per la produzione di vapore e per il raffreddamento del combustibile e le barre di moderazione.
 
A Fukushima, il sisma non ha provocato danni ed è automaticamente entrato in funzione il primo livello di sicurezza, ossia sono state abbassate le barre di controllo/moderazione. Questa procedura interrompe le reazioni nucleari tra le barre di combustibile e in poche ore abbatte la temperatura del reattore fino al 99%. Per raffreddare il residuo 1% è necessaria molta acqua (e parecchio tempo: anche sei, sette mesi).
 
Lo tsunami ha però messo improvvisamente fuori uso le linee elettriche e le pompe diesel che garantivano il flusso di refrigerante. A quel punto sono entrate in funzione le batterie, che tuttavia hanno una durata limitata. L'Agenzia atomica giapponese ha inviato alcuni camion-generatori per alimentare le pompe, ma questi si sono rivelati insufficienti.

SINDROME CINESE L'aumento di temperatura e di pressione dovuto alla formazione di vapore è stato gestito inizialmente dai tecnici con il rilascio in atmosfera del vapore stesso: ridurre la pressione all'interno del reattore era una condizione indispensabile per poter introdurre nuovo refrigerante. Ma la dissociazione del vapor d'acqua in ossigeno e idrogeno - dovuta alle alte temperature - ha provocato l'esplosione dell'edificio di contenimento esterno del reattore "1" e, oggi, del reattore "3", apparentemente senza provocare danni alle strutture interne. 

Con i circuiti di raffreddamento fuori uso i tecnici hanno fatto ricorso a pompe che pescavano direttamente acqua dal mare: acqua "sporca" e ricca di sali, che se da una parte aiutava con la temperatura dall'altra danneggiava il rivestimento delle barre di combustibile. Ma la mancanza di elettricità ha poi ulteriormente ridotto e per qualche ora anche interrotto il flusso d'acqua: stando a diverse fonti ciò avrebbe causato la fusione parziale delle barre di contenimento del combustibile.

Se ciò fosse confermato, il materiale "fuso" starebbe ora colando sulla piattaforma di cemento che regge l'edificio del reattore, senza tuttavia essere in grado di "bucarla", e in uno speciale anello che circonda l'edificio stesso dove dovrebbe circolare acqua.

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La centrale di Fukushima Daiich dopo le eplosioni dei contenitori esterni dei reattori 1 e 3.
Un'eventuale esplosione è data per molto improbabile dalla maggior parte degli esperti (favorevoli o meno al nucleare). Se dovesse verificarsi, la nube dell'esplosione trasportata dai venti porterebbe in giro per il mondo un "bel" carico di sostanze radioattive e tossiche. Più realisticamente, la conseguenza di questo disastro sarà invece una forte contaminazione "locale" e di molte miglia di oceano.

giovedì 3 marzo 2011

L’universo è un’illusione – Il “Paradigma olografico”



Dott. Richard J. Boylan – Universo Olografico
Le teorie di Aspect, Bohm, Pribram sulla nuova fisica scuotono i principi della scienza tradizionale: dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è parte infinitesimale e totalità di “Tutto”
el 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse forse il più importante esperimento del 20° secolo. Aspect ed il suo team scoprirono che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. Come se ogni singola particella sappia esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.
Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein – che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce – è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.
La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l’esperimento di Aspect rivoluziona il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. David Bohm, celebre fisico dell’Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero ma non-esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.
Ologrammi, la parte e il tutto
Per capire la sbalorditiva affermazione di Bohm gettiamo uno sguardo alla natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser: l’oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi: se l’ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l’intera immagine della rosa. Il cervello: un ologramma capace di immagazzinare miliardi di informazioni in uno spazio limitato Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro. Si schiude così una nuova comprensione dei concetti di organizzazione e di ordine.
La rana, l’atomo e la rosa
Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio. Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect.
Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione. Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale. Bohm semplificava con un esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate che l’acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l’altra lateralmente rispetto all’acquario.
Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Il prof. David BohmMa, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente. Essendo all’oscuro dello scopo reale dell’esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” separate bensì sfaccettature di un’unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini”, ne consegue che l’Universo stesso è una proiezione, un ologramma.
Il magazzino cosmico
Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Il neurofisiologo Karl Pribram: sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.
In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente. Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos’altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe un’infinità di ulteriori sviluppi.
Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l’Universo col termine “olomovimento”. Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l’informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l’Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch’esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l’immagine intera. Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte di causalità che include ogni atomo dell’Universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto”.
Miliardi di informazioni…
Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell’Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ’20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell’olografia. Secondo la teoria di Bohm, l’Universo e la vita in esso contenuta sarebbero un gigantesco ologramma. Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica.
Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l’equivalente di cinque edizioni dell’Enciclopedia Treccani!). Di converso, si è scoperto che gli ologrammi possiedono una sorprendente memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.
… ma anche di idee
La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici. Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. L’impiego di raggi laser consente l’elaborazione degli ologrammi. Nell’ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente: il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.
Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio. Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette “frequenze osmiche” e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise.
La realtà? Non esiste.
Ma l’aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm. Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? In parole povere: non esiste. Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione. In realtà siamo una sorta di “ricevitori” che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di “mondi” esistenti nel super-ologramma.
Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato “paradigma olografico” e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti “stati alterati di coscienza” potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.
Coscienza e visualizzazione
Il paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l’illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come “fisico”.
Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l’apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell’ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la “visualizzazione” risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la “realtà”.
Il mondo è una tela bianca
Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l’ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro “Gifts of Unknown Things”, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegarle, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. In un universo olografico non vi sono limiti all’entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui. Nulla di più, né meno, miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. E le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà.
Dott. Richard J. Boylan

Pubblicato in Fisica Quantistica, Scienza


Autore Lino Bottaro