mercoledì 6 aprile 2011
Il Prodi leader di sinistra che si mette in tasca tre pensioni al mese
Prodi prende oltre 14mila euro di pensione al mese. Anzi: pensioni. Al plurale. Eh sì, perché il Professore di vitalizi ne incassa addirittura tre: uno da 5.283 euro come ex presidente della Commissione europea, uno da 4.725 euro come ex parlamentare e uno da 4.246 come ex professore universitario. Totale 14.254 euro lordi. La somma lo deve imbarazzare non poco. E infatti poco tempo fa, in una dichiarazione Ansa del 24 novembre 2010, si è abbassato l’assegno previdenziale, esattamente come le donne si abbassano l’età: citava sì correttamente i 5.283 della commissione europea, ma poi parlava di 1.797 euro lordi da ex parlamentare e di 2.811 lordi come ex professore universitario, mostrando una prematura ma quantomai conveniente smemoratezza senile: in realtà quelle cifre cui lui si riferisce sono al netto. E al lordo corrispondono appunto a 4.725 (esattamente 4.725,04) e 4.246 (esattamente 4.246,43) euro mensili.
Tutti strameritati, per carità: non c’è trucco, non c’è inganno. Ma allora, perché, Professore, dire le bugie? A sfrucugliare nei meandri della previdenza italiana si fanno scoperte assai interessanti. Per esempio, il cumulo di vitalizi d’oro è una consuetudine piuttosto diffusa, anche fra coloro che fanno professione di pauperismo operaio. Prendete il vecchio Cossutta: l’uomo dei rubli incassa una pensione Inps dal 1980, cioè dall’anno in cui a Mosca c’era ancora Breznev, Aldo Maldera era il capitano del Milan e Bobby Solo a Sanremo cantava «Gelosia». E lo sapete perché incassa quella pensione? Grazie alla famosa legge Mosca, con cui l’odiato Stato borghese ha riconosciuto a dirigenti di partito e sindacalisti contributi mai versati. Dal 2008, poi, il tovarisc Armando di pensioni ne riceve due: all’assegno dell’Inps unisce infatti il sostanzioso vitalizio parlamentare, 9.604 euro lordi al mese, una cifra che è quasi una beffa per il compagno operaio.
Ma tant’è: per non farsi mancare nulla, al momento di lasciare il Parlamento, dove aveva piantato le tende da ben 10 legislature, Cossutta ha anche incassato una liquidazione monstre pari a 345.744 euro, pudicamente definita «assegno di solidarietà». Eccome no: solidarietà. Ma con chi? Con il suo conto corrente? Due pensioni riceve anche Luciano Violante: 9.363 euro lordi come ex parlamentare e 7.317 come ex magistrato, per un totale di 16.680 euro lordi al mese. Tre pensioni riceve l’economista finiano Mario Baldassarri, che con Prodi condivise la famosa seduta spiritica sui colli bolognesi durante il rapimento Moro: diventato presidente della Commissione finanze, non ha fatto un gran che per risanare i bilanci pubblici, ma per quel che riguarda i bilanci privati, beh, non si può certo lamentare. Due pensioni vanno in tasca al compagno Giovanni Russo Spena: quella parlamentare ( pari a 5.510 euro netti dal 2008) si va a sommare a quella da professore universitario (2.277 euro netti dal 2002, cioè da quando aveva 57 anni), per un totale di quasi 8mila euro netti.
Sommano una pensione all’indennità parlamentare sia Rocco Buttiglione (3.258 euro netti come professore universitario dal 2007) sia Franco Marini (circa 2.500 euro grazie alla legge Mosca dal 1991, cioè da quando aveva 57 anni). Ancor più giovane è andato in pensione Sergio D’Antoni, deputato del Pd, vicepresidente della commissione Finanza, già sindacalista assai favorevole ai rigori sulla previdenza altrui: prende una pensione Inpdap di 5.233 euro netti al mese (8.595 euro lordi al mese, 103.148 euro lordi l’anno) dal 1º aprile 2001, cioè da quando aveva 55 anni. Ma il bello è che la pensione è stata liquidata sulla base di (udite bene) 40 anni di servizio. 40 anni di servizio? A 55 anni? E dunque D’Antoni era in università a 15 anni? E faceva già il docente? Possibile? Forse siamo davanti a un genio precoce della scienza giuridica e non ce ne siamo mai accorti? Si badi bene: lo scandalo qui non sono tanto i 5.233 euro netti di pensione Inpdap (che pure non sono pochi per un sindacalista che ha sostenuto la necessità di tagliare le pensioni dei lavoratori) e nemmeno il fatto che essi vadano a sommarsi senza colpo ferire all’indennità parlamentare.
Tratto da:. Il Giornale
Ecco Ziggybox, per fare musica con sigarette e portacenere (VIDEO)
Roma, 5 apr. - (Ign) - Si chiama Ziggybox e a prima vista sembra un oggetto per fumatori da poter tenere in soggiorno. Invece è un sintetizzatore che genera e modula suoni semplicemente aprendo pacchetti di sigarette e utilizzando i portacenere. Il progetto utilizza sensori di luce e software C++e Open Frameworks. L'idea non sarà 'politicamente corretta' visto gli 'strumenti' scelti ma, dal momento che lo scopo del progetto è mostrare come si possa fare musica con oggetti di tutti i giorni, si può sempre sostituire le sigarette con qualcosa di meno dannoso per la salute.
Tratto da :. adnkronos.com
martedì 5 aprile 2011
TRZ: Il muro interattivo
TRZ: Il muro interattivo: "Non è un televisore e nemmeno un computer. E' semplicemente un muro molto speciale. Targato Panasonic arriva il muro digitale che,a diffe..."
venerdì 1 aprile 2011
Ripulire il mare dal petrolio: potrebbe essere fatto con la lana
Questa, oltre ad essere particolarmente innovativa, potrebbe essere un’idea rivoluzionaria, e a concepirla e brevettarla pare sia stato Luciano Donatelli, presidente dell’Unione Industriali di Biella che ha messo a frutto la sua esperienza con i tessuti, Mauro Rossetti, direttore dell’Associazione Tessili e Salute di Biella e a Mario Plomer, Amministratore Delegato di Tecnomeccanica Biellese. Si tratta dell’utilizzo della comunissima lana grezza in unione ad un sistema tecnologico chiamato “Wores”, che potrebbero rimediare a disastri naturali come quello avvenuto recentemente, nell’estate 2010, con la piattaforma petrolifera Bp, nel Golfo del Messico. Lo strumento, sfruttando le proprietà idrorepellenti della lana e la capacità di assorbire olii, con valori anche superiori al suo peso, assorbirebbe il petrolio, ripulendo il sistema.
Tratto da :. TECNOLOGIA E RICERCA.com
La mappa della gravità terrestre disegnata da GOCE
L’animazione mostra il geoide ricavato da oltre un anno di dati sulla gravità terrestre, inviati dal satellite GOCE (Gravity field and steady-state Ocean Circulation Explorer), lanciato a marzo 2009. Si tratta della più dettagliata mappa di questo tipo mai realizzata.
Il geoide è un solido costruito come una mappa altimetrica, in cui ogni punto serve a disegnare la superficie equipotenziale della Terra, i luoghi cioè dove il potenziale gravitazionale ha valore uguale. Picchi e avvallamenti indicano pertanto zone dove la gravità è maggiore o minore, a seconda della densità della colonna che, dal centro della Terra, porta al punto in cui il satellite ha effettuato il rilevamento (la forza di gravità è proporzionale alla massa e varia quindi con la distribuzione della massa all’interno del pianeta).
Gli scienziati ritengono che lo studio accurato delle variazioni gravitazionali alla superficie terrestre consentiranno di trarre indicazioni utili nella previsione dei terremoti.
Tratto da :. OMEGA CENTAURI
Grisù
Il grisù (o grisou) è una miscela gassosa composta essenzialmente da metano, presente soprattutto nelle miniere di carbone e di zolfo; si sprigiona lentamente dallo stesso giacimento attraverso fratture o anche improvvisamente da grandi cavità della roccia nelle quali si accumulato.
Il grisù è altamente infiammabile ed esplosivo e risulta pertanto molto pericoloso per i minatori che lavorano alla sua estrazione. Nella combustione l’aumento di volume provoca infatti un aumento di pressione e quindi di velocità di propagazione nelle gallerie (fino a 200 metri al secondo, corrispondenti a 720 Km/h), per cui altre quantità di grisù, che si trovano anche in zone lontane dalla miniera, prendono fuoco con conseguenze catastrofiche.
Incidenti del genere sono avvenuti anche in Italia, infatti bisogna ricordare il disastro di Morgnano (in provincia di Perugia), avvenuto il 23 marzo 1955, con un bilancio di 22 morti, e il disastro di Ribolla, del 1954, con un bilancio di 43 morti. Tre anni dopo in Sicilia, il 20 agosto 1957, nella Miniera Trabia Tallarita di Sommatino (in provincia di Caltanissetta) morirono 23 zolfatari, e molti altri rimasero feriti.
Curiosità: il termine grisù è diventato famoso negli anni settanta con la messa in onda in televisione del cartone animato Grisù. Protagonista un simpatico e geniale draghetto che aveva difficoltà a gestire le proprie emozioni e che da grande voleva fare il pompiere 

Tratto da :. IL POTERE DELLA FANTASIA
«L' altare piange, miracolo»
Dopo le visioni, il parroco annuncia: «Fenomeni divini»
VILLA GUARDIA (Como) - Ogni volta, fino a pochi minuti prima dal termine di ognuna delle tre messe domenicali celebrate ieri nel santuario della Santissima Trinità Misericordia di Maccio, frazione di Villa Guardia, nessuno avrebbe potuto pensare a una giornata fuori dall' ordinario. E invece, ogni volta, le ultime parole pronunciate dal parroco don Luigi Savoldelli o dal vicario don Rossano Quercini, hanno dato il segno che qualcosa di diverso - nella notte tra sabato e ieri - era accaduto. «I fedeli che volessero - sono state ad esempio le parole di don Rossano a chiusura della celebrazione delle 8.30 - possono venire all' altare per venerarlo con un bacio, semplicemente per toccarlo, oppure per guardare i segni della presenza di Dio». E lì, in quel momento, come negli altri momenti simili della giornata, i fedeli - tanti, già molti più del solito, pur senza alcun cedimento a commozioni teatrali - hanno lasciato i banchi e le sedie in massa e, silenziosamente, hanno raggiunto la mensa sacra di marmo grigio-nero. Un altare di 18 quintali di peso, dal quale - come hanno ufficialmente annunciato i sacerdoti di Maccio - sgorga, in maniera apparentemente inspiegabile, acqua purissima. Misteriosa, visto che non risultano falde o corsi d' acqua sotto la chiesa. O addirittura miracolosa, secondo la rapida traduzione popolare. Nel volgere di poche ore, la notizia del «miracolo di Maccio» ha fatto molta strada. E ciò che fino allo scorso sabato sera non accadeva o accadeva meno - il pellegrinaggio dei fedeli per sfiorare il marmo umido con mani, labbra, rosari e santini - da ieri si ripete incessante e con crescente partecipazione. Anche perché l' invito ripetuto dai sacerdoti ai fedeli è proprio a non rinunciare a questo contatto con «il segno divino». E quelle microscopiche goccioline («umidità», brontolava una sparuta minoranza di scettici) sono rapidamente diventate un centro di attrazione cristiana ancora più forte di quanto il santuario stesso non lo fosse dallo scorso 27 novembre. Cioè da quando il vescovo di Como, Diego Coletti, elevò la periferica chiesa parrocchiale di Maccio al rango di santuario dopo aver certificato che le ripetute esperienza mistiche del maestro del coro - Gioacchino Genovese, 51 anni, secondo alcuni capace anche di stimolare guarigioni «miracolose» - non presentano , né derivano da «fenomeni di autosuggestione». Ora, per «l' altare che piange» - «Da più di un anno, ma l' abbiamo voluto rendere noto solo adesso», rimarca il vicario don Rossano Quercini - la vicenda è un pò diversa. Non esiste ancora, se non in forma di placet alla pubblica comunicazione, un pronunciamento ufficiale della commissione diocesana sui fatti di Maccio, né tantomeno dalla Congregazione per la dottrina della fede. L' unico parere scritto, paradossalmente, viene dalla scienza dei Ris di Parma, che hanno certificato la purezza assoluta dell' acqua che ricopre l' altare. Ma - scienza o fede che sia - Maccio è già una nuova piccola capitale dei pellegrinaggi, almeno dal Nord Italia, con parrocchie che arrivano in pullman per respirare l' aria (e l' acqua) di grazia del santuario. «E forse è solo l' inizio», vaticinava ieri don Rossano. Emanuele Caso RIPRODUZIONE RISERVATA **** Il mistico Gioacchino Genovese (nella foto), 51 anni, è il maestro del coro «Regina Pacis». In numerose occasioni, durante la celebrazione di funzioni religiose, l' uomo è protagonista di «esperienze mistiche di grande rilievo spirituale». Testimone da oltre un decennio di «esperienze mistiche» «rivelazioni», con stati di apparente trance che in più occasioni lo privano dei sensi in chiesa, soprattutto dopo aver preso l' Eucarestia, davanti a centinaia di persone. A Maccio i fedeli parlano di «visioni», «momenti di intensa sofferenza» e di «guarigioni». La Congregazione per la dottrina della fede ritiene l' esperienza di Genovese «in perfetta coerenza con la dottrina e la morale, e aliena da qualsiasi fenomeno di autosuggestione» **** Il vescovo Le prime voci sul particolari accadimenti mistici nella chiesa parrocchiale di Maccio - costruita alla fine dell' 800 - risalgono all' estate del 2007, ma è soltanto il 26 ottobre 2010 che emerge la verità. Il vescovo di Como, Diego Coletti, infatti, quella sera, tramite il vicario episcopale don Italo Mazzoni, annuncia che la chiesa diventerà presto santuario della Santissima Trinità Misericordia. Un mese dopo, il 27 novembre 2010, lo stesso vescovo Coletti officia la cerimonia di elevazione. Motivo decisivo della scelta, «il ripetersi di esperienze mistiche particolarmente intense» vissute dal maestro del coro della chiesa, Gioacchino Genovese, a cui assistono ripetutamente centinaia di fedeli.
di:. Caso Emanuele
Corriere della Sera
La cometa Elenin sfiorerà la Terra il 16 Ottobre 2011
C2010 X1 Elenin è una cometa di lungo periodo, pensate ci mette 10.000 anni per compiere la sua orbita attorno al sole. Fu scoperta il 10 dicembre 2010 da un astrofilo russo, Leonid Elenin, da cui prende parte del nome, con un telescopio elettronico sito in New Messico.
Nel momento della scoperta non si ha mai la certezza della traiettoria che la cometa prenderà, ma oggi sappiamo che dovrebbe passare ad una distanza dalla Terra di circa 100 volte quella Terra-Luna, a 21 milioni di miglia di distanza. Secondo la NASA, la cometa non arriverà mai ad essere una minaccia per la Terra, buon per noi!
di Redazione
mercoledì 30 marzo 2011
europress2010: UFO IN ADRIATICO - REALTA' CHE SUPERA LA FANTASIA
europress2010: UFO IN ADRIATICO - REALTA' CHE SUPERA LA FANTASIA: "Già Tito Livio fu probabilmente testimone oculare di 'qualcosa di strano' nel mare Adriatico. Strane luci, bagliori notturni, avvenimenti ..."
sabato 26 marzo 2011
1700 euro per ogni tunisino rimpatriato
L'Italia pagherà per aiutare gli immigrati a rifarsi una vita. Dubbi sulla distribuzione degli stranieri nelle regioni
MILANO - La Tunisia si impegna a contrastare le partenze di migranti verso l'Italia, ma in cambio chiede aiuti economici. E Roma, come ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini al Corriere, mette sul piatto una cifra di «1.500 euro per ogni immigrato che accetterà di tornare a casa e sarà aiutato a crearsi un’attività in modo che poi non abbia più la necessità di andare via». A ciò si aggiungono pattugliatori navali, motovedette, veicoli, motori e pezzi di ricambio per un valore che oscilla tra i 70 e i 115 milioni di euro e ulteriori stanziamenti economici dopo gli aiuti per circa 200 milioni di euro già erogati dalla Farnesina. Una «lista della spesa» sul modello adottato per anni dalla Libia, che ha ottenuto benefici economici dall'Italia in cambio di una cooperazione nelle attività di contenimento dei flussi migratori. La «dote» che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell'Ue, che al massimo l'Italia si limiterà ad anticipare ha poi spiegato Frattini.
CONTROPARTITA - Mentre la Libia chiedeva come contropartita per avviare il dialogo il risarcimento dei danni legati al colonialismo e la costruzione di un’autostrada, spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera in edicola oggi, la Tunisia vuole però un sostegno concreto per il rilancio del settore turistico. Il discorso dei rappresentanti del governo di transizione è chiaro: dopo le rivolte che hanno portato alla caduta del presidente Ben Alì il Paese vive una situazione di stallo economico e dunque ha bisogno di aiuto, anche perché i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare.
BOSSI - Ma c'è chi all'interno dello stesso governo non ci sta a pagare gli immigrati per farli reimpatriare. «Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora» spiega il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi.
CONTROPARTITA - Mentre la Libia chiedeva come contropartita per avviare il dialogo il risarcimento dei danni legati al colonialismo e la costruzione di un’autostrada, spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera in edicola oggi, la Tunisia vuole però un sostegno concreto per il rilancio del settore turistico. Il discorso dei rappresentanti del governo di transizione è chiaro: dopo le rivolte che hanno portato alla caduta del presidente Ben Alì il Paese vive una situazione di stallo economico e dunque ha bisogno di aiuto, anche perché i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare.
BOSSI - Ma c'è chi all'interno dello stesso governo non ci sta a pagare gli immigrati per farli reimpatriare. «Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora» spiega il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi.
«Sempre così, ci trattano da animali»
LO SVUOTAMENTO DI LAMPEDUSA - Intanto entra nel vivo il piano di svuotamento rapido di Lampedusa previsto dal governo. Nella notte tra venerdì e sabato la nave militare «San Marco», messa a disposizione dalla Difesa, è salpata dall'isola con a bordo 550 migranti, che saranno trasportati fino a Taranto e da lì smistati nella tendopoli di Manduria. Altri mille extracomunitari approdati nei giorni scorsi a Lampedusa verranno caricati domenica sul primo dei due traghetti passeggeri affittati per accelerare le partenze, mentre il secondo è atteso per martedì. L'obiettivo è ridurre la pressione sul piccolo centro dove è ormai forte l'esasperazione dei residenti (il numero dei migranti nei giorni scorsi ha superato quota 5 mila, pareggiando il numero degli abitanti) e delle autorità, preoccupati anche per le ripercussioni sulla stagione turistica alle porte, principale fonte di sostentamento per i lampedusani. La protesta degli immigrati
di F. Cavallaro (riprese di M. Delbò -H24)
CONTRASTI SULLO SMISTAMENTO di F. Cavallaro (riprese di M. Delbò -H24)
- Gli immigrati dovrebbero essere smistati in diverse regioni italiane. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha precisato che nessuna regione potrà chiamarsi fuori, fatta eccezione per l'Abruzzo che è ancora alle prese con le problematiche post-terremoto. Da diverse parti d'Italia iniziano però ad arrivare i primi distinguo e le prime prese di distanza. E le più clamorose sono proprio di amministratori di Lega e centrodestra. Il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, ha sottolineato che «quelli che fuggono dalla Tunisia pagando 2000 euro, con le scarpette firmate, sono clandestini belli e buoni. Per questo tipo di immigrati nel Veneto c'è ospitalità pari a zero» (tra i sindaci veneti che hanno dato la disponibilità a fare la propria parte c'è quello di Verona, Franco Tosi, anche lui del Carroccio, e quello di Belluno, Antonio Prade, alla guida di una giunta di centrodestra). E il sindaco di Milano ed ex ministro berlusconiano Letizia Moratti si è detta «molto preoccupata» e ha spiegato che «Milano non è in grado di assorbire più immigrazione di quanto non stia già assorbendo. Chiederò al ministro Maroni che fra i criteri della ripartizione si tenga conto di quello che le Regioni e le città hanno già dato».
Diffuso da :. CORRIERE DELLA SERA.IT
Redazione Online
26 marzo 2011venerdì 25 marzo 2011
We’re turning off our lights, in honor of Earth Hour
YouTube Blog: We’re turning off our lights, in honor of Earth Ho...: "In 2007, organizers in Sydney came up with the idea for Earth Hour, a specific time when local residents would conserve energy by collective..."
Nel 2007, gli organizzatori di Sydney si avvicinò con l'idea di Earth Hour , un momento specifico in cui i residenti avrebbero conservare l'energia collettivamente spegnendo le luci. Da allora, Earth Hour si è sviluppato in un movimento globale. Nel 2010, le persone in 128 paesi volontariamente spento le loro luci per prendere parte a questo evento e dimostrare il loro impegno per la Terra.
Per saperne di più:
Earth Hour 2011 si svolgerà il Sabato, 26 marzo, dalle 20:30-9:30 (tempo locale) e quest'anno YouTube aderisce al movimento "accendere le luci in giù" sul sito. Durante questa ora, la pagina di visualizzazione di YouTube sarà oscurata. Se si preferisce la normale esperienza pagina di visualizzazione, ci sarà la possibilità di accendere la luce tornare "on".
Ricorda che puoi anche partecipare a questo evento mondiale iscrivendosi al www.earthhour.org e spegnendo le luci proprio alle 8:30 pm
Ramya Raghavan, YouTube Notizie e politica, guardato di recente " Earth Hour Challenge ".
Nel 2007, gli organizzatori di Sydney si avvicinò con l'idea di Earth Hour , un momento specifico in cui i residenti avrebbero conservare l'energia collettivamente spegnendo le luci. Da allora, Earth Hour si è sviluppato in un movimento globale. Nel 2010, le persone in 128 paesi volontariamente spento le loro luci per prendere parte a questo evento e dimostrare il loro impegno per la Terra.
Per saperne di più:
Earth Hour 2011 si svolgerà il Sabato, 26 marzo, dalle 20:30-9:30 (tempo locale) e quest'anno YouTube aderisce al movimento "accendere le luci in giù" sul sito. Durante questa ora, la pagina di visualizzazione di YouTube sarà oscurata. Se si preferisce la normale esperienza pagina di visualizzazione, ci sarà la possibilità di accendere la luce tornare "on".
Ricorda che puoi anche partecipare a questo evento mondiale iscrivendosi al www.earthhour.org e spegnendo le luci proprio alle 8:30 pm
Ramya Raghavan, YouTube Notizie e politica, guardato di recente " Earth Hour Challenge ".
Guerra Libia: rientro a Trapani degli Eurofighter
Diffuso da :. youreporter.it
Lo tsunami in mare aperto: il passaggio, video
Il passaggio dell'onda dello tsunami in mare aperto, ripresa da una nave della guardia costiera.
Tratto da :. youreporter.it
Tratto da :. youreporter.it
sabato 19 marzo 2011
Richter 9.0: quanta energia ha colpito il Giappone?
La scala Richter stima l'energia sprigionata da un terremoto. Con molta approssimazione, possiamo valutare l'energia di un sisma anche paragonandola a quella sprigionata da un esplosivo, il tritolo: in questo caso si parla di "carica equivalente" in chilotoni (1 kt è mille tonnellate) di tritolo. Questa misura dà un'idea della quantità di esplosivo necessaria a spaccare una roccia - per esempio un blocco di granito - nello stesso modo in cui verrebbe frantumata da una scossa di terremoto.
Giappone, 11 marzo: il sisma a un centinaio di chilometri dalla costa è stato valutato al grado 9.0 della scala Richter.
# L'atomica che ha colpito Hiroshima il 6 agosto 1945 aveva una potenza equivalente a 12.500 tonnellate di tritolo.
# L'atomica che ha colpito Nagasaki il 9 agosto 1945 aveva una potenza equivalente a 22.000 tonnellate di tritolo.
# Le atomiche dispiegate in Europa negli anni della guerra fredda sono arrivate ad avere potenze equivalenti a 270.000 tonnellate di tritolo.
# Il terremoto dell'11 marzo 2011 aveva una potenza equivalente a 31.600.000.000 (31,6 miliardi) di tonnellate di tritolo.
Tratto da :. FOCUS
Giappone, 11 marzo: il sisma a un centinaio di chilometri dalla costa è stato valutato al grado 9.0 della scala Richter.
# L'atomica che ha colpito Hiroshima il 6 agosto 1945 aveva una potenza equivalente a 12.500 tonnellate di tritolo.
# L'atomica che ha colpito Nagasaki il 9 agosto 1945 aveva una potenza equivalente a 22.000 tonnellate di tritolo.
# Le atomiche dispiegate in Europa negli anni della guerra fredda sono arrivate ad avere potenze equivalenti a 270.000 tonnellate di tritolo.
# Il terremoto dell'11 marzo 2011 aveva una potenza equivalente a 31.600.000.000 (31,6 miliardi) di tonnellate di tritolo.
Tratto da :. FOCUS
Tsunami: il disastro in cifre
L'energia dello tsunami e lo schema di propagazione dell'onda nel Pacifico (© NOAA)
"L'asse terrestre si è spostato di 10 centimetri", "il giorno si è accorciato di 1,8 microsecondi", "sisma di magnitudo 8.9 sulla scala Richter": sono solo alcuni dei numeri utilizzati in questi giorni dai media per descrivere la portata fisica e geologica del terremoto e dello tsunami che lo scorso venerdì hanno colpito il Giappone. Ma cosa significano queste cifre? Che effetti avranno le conseguenze del sisma sulla nostra quotidianità? Facciamo un po' di chiarezza.
I numeri della catastrofe
#8,9: la violenza del sisma espressa in gradi Richter. L'energia liberata durante un terremoto di questa magnitudo è pari a quella prodotta dall'esplosione di 31.6 miliardi di tonnellate di tritolo. Il terremoto più forte mai registrato risale al 22 maggio del 1960: colpì il Cile tra le città di Temuco e Conception e raggiunse una magnitudo di 9.5 gradi Richter (equivalenti alla detonazione di 178 miliardi di tonnellate di tritolo).
#400 km: la lunghezza della spaccatura provocata dal sisma nel pavimento oceanico 80 miglia nautiche al largo della costa orientale del giappone. Ha una larghezza di circa 24 km.
#457 cm: lo spostamento verso gli Stati Uniti della zolla più vicina all'epicentro del terremoto. Dopo il sisma Giappone e USA sarebbero insomma più vicini: lo spiega al The New York Times Ross Stein, il ricercatore dello United States Geological Survey che ha effettuato la stima.
#30 cm: l'abbassamento della linea costiera del Giappone, conseguenza dello spostamento delle placche tettoniche. http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/iotd.html http://nctr.pmel.noaa.gov/honshu20110311/Energy_plot20110311-1000.png
#8 cm: lo spostamento dell'asse terrestre in seguito al sisma. Anche in questo caso non si tratta di una misurazione diretta ma di una stima. L'ha effettuata Richard Gross, geofisico della NASA. Secondo Gross l'asse di rotazione del pianeta si è spostato perchè il sisma, spostando intere placche tettoniche, ha ridistribuito la massa della Terra.
Il pianeta non ha insomma subito "uno scossone" che l'ha spostato come hanno erroneamente riferito numerosi media in questi giorni.
#1,8 microsecondi: (pari a 1,8 milionesimi di secondo) l'accorciamento del giorno generato dal sisma. Il terremoto ha spostato verso il centro del pianeta enormi masse di materiale: questa variazione nella distribuzione dei "pesi" ha causato un leggero aumento della velocità di rotazione della Terra, un po' come accade a una pattinatrice che avvicina le braccia al corpo mentre ruota su se stessa.
Secondo Gross queste variazioni possono essere provocate anche da eventi molto meno eclatanti come il lento spostamento dei ghiacchi polari e non hanno alcun tipo di effetto pratico sulla nostra vita. Si tratta insomma di misure e speculazioni puramente scientifiche. «Variando la distribuzione della massa della Terra, il terremoto giapponese dovrebbe aver causato una piccola accelerazione della sua rotazione, accorciando la lunghezza del giorno di circa 1,8 microsecondi» ha spiegato il geofisico. «Questo assestamento della posizione dell’asse provocherà un tremito leggermente diverso alla rotazione della Terra, ma non uno spostamento dell’asse nello spazio: questo possono ottenerlo solo forze esterne come l’attrazione gravitazionale del Sole, della Luna e dei pianeti».
#300 miliardi di dollari: una stima approssimativa del danno economico subito dal Giappone come conseguenza dello tsunami. L'ha fornita ai media Jayanta Guin, esperto della Air Worldwide, una delle società di ricerca specializzata nella progettazione di modelli sui disastri naturali. Secondo Guin la cifra sarebbe comunque da ritoccare al rialzo perchè calcolata solo sul valore delle proprietà assicurate.
Tratto da :. FOCUS
Catastrofe nucleare: ecco la verità
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martedì 15 marzo 2011
Wafaa Bilaal: la webcam umana
Un artista americano si trasformato in cyborg per realizzare una curiosa, e dolorosa, performance artistica. (Focus.it, 14 marzo 2011)
Wafaa Bilal è un 45enne artista newyorkese che vent’anni fa è fuggito dall’ Iraq per cercare nuove opportunità nella Grande Mela. Da allora ha spesso rimpianto ciò che si è lasciato alle spalle, ma da vero artista è riuscito a trasformare questo suo malessere in una impressionante forma espressiva.
Chiodo fisso, per la tecnologia. Anzi, perno.
Lo scorso 15 dicembre Bilaal si è sottoposto a un singolare intervento chirurgico e si è fatto impiantare nella nuca una... telecamera. Da allora l’apparecchio scatta ogni minuto un’immagine di ciò che c’è dietro le spalle di Wafaa e la invia in tempo reale al sito reale www.3rdi.me.
La piccola videocamera è attaccata con 3 perni in titanio a una placca metallica posizionata qualche millimetro sotto la pelle della nuca: l’intervento, piuttosto doloroso perchè Bilaal ha rifiutato l’anestesia totale, è durato più di due ore. L’apparecchio è collegato con un cavo USB a minicomputer che Bilaal porta sempre con sè. Una connessione 3G permette l’invio in tempo reale delle immagini al sito.
Oltre che dolorosa, l’espressione artistica scelta da Bilaal è anche piuttosto scomoda, perchè costringe l’artista a dormire seduto.
La performance di Bilaal è il pezzo forte di Told/Untold/Retold, la mostra d’arte contemporanea che ha inaugurato il nuovo museo arabo di arte moderna di Doha, nel Quatar
Il corpo si ribella
Criticato da molti per la sua forma d’arte così estrema, Bilaal sostiene che è solo un assaggio di come saremo tra non molti anni: sempre più controllati, sorvegliati e vittime di un Grande Fratello globale.
L’esperimento sarebbe dovuto durare un anno, ma lo scorso 4 febbraio una crisi di rigetto ha costretto Billaal a sottoporsi a un nuovo intervento per la rimozione dell’impianto. L’artista è però determinato a portare a termine la sua prova, anche se in modo meno eclatante, per esempio legandosi la webcam alla testa con uno strap.
In questo video alcuni momenti dell'installazione della webcam.
Wafaa Bilal è un 45enne artista newyorkese che vent’anni fa è fuggito dall’ Iraq per cercare nuove opportunità nella Grande Mela. Da allora ha spesso rimpianto ciò che si è lasciato alle spalle, ma da vero artista è riuscito a trasformare questo suo malessere in una impressionante forma espressiva.
Chiodo fisso, per la tecnologia. Anzi, perno.
Lo scorso 15 dicembre Bilaal si è sottoposto a un singolare intervento chirurgico e si è fatto impiantare nella nuca una... telecamera. Da allora l’apparecchio scatta ogni minuto un’immagine di ciò che c’è dietro le spalle di Wafaa e la invia in tempo reale al sito reale www.3rdi.me.
La piccola videocamera è attaccata con 3 perni in titanio a una placca metallica posizionata qualche millimetro sotto la pelle della nuca: l’intervento, piuttosto doloroso perchè Bilaal ha rifiutato l’anestesia totale, è durato più di due ore. L’apparecchio è collegato con un cavo USB a minicomputer che Bilaal porta sempre con sè. Una connessione 3G permette l’invio in tempo reale delle immagini al sito.
Oltre che dolorosa, l’espressione artistica scelta da Bilaal è anche piuttosto scomoda, perchè costringe l’artista a dormire seduto.
La performance di Bilaal è il pezzo forte di Told/Untold/Retold, la mostra d’arte contemporanea che ha inaugurato il nuovo museo arabo di arte moderna di Doha, nel Quatar
Il corpo si ribella
Criticato da molti per la sua forma d’arte così estrema, Bilaal sostiene che è solo un assaggio di come saremo tra non molti anni: sempre più controllati, sorvegliati e vittime di un Grande Fratello globale.
L’esperimento sarebbe dovuto durare un anno, ma lo scorso 4 febbraio una crisi di rigetto ha costretto Billaal a sottoporsi a un nuovo intervento per la rimozione dell’impianto. L’artista è però determinato a portare a termine la sua prova, anche se in modo meno eclatante, per esempio legandosi la webcam alla testa con uno strap.
In questo video alcuni momenti dell'installazione della webcam.
Terremoto nucleare. Siamo alla "sindrome cinese"?
Le informazioni di base per capire il disastro nucleare di Fukushima.
A cura di Raymond Zreick, Marco Ferrari, Focus.it
Ultimo aggiornamento: 14 marzo, ore 18.00
C'è molta incertezza su quanto sta accadendo adesso all'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, dove per tre reattori si prospetta la fusione parziale o totale del nocciolo. Alcune fonti danno il fatto per già accaduto, almeno per il reattore "3", rimasto - pare - per ben due volte "a secco" di qualunque liquido di raffreddamento nel corso della giornata (14 marzo), complessivamente per almeno 3 ore.
Mentre dal governo giapponese e dalla Tokyo Electric Power (Tepco) continuano ad affermare che la situazione è critica ma sotto controllo. Le prossime ore ci diranno dove sta la verità, ma intanto, che cosa potrebbe accadere con la fusione del nocciolo?
La fusione del nocciolo avviene quando la temperatura nel reattore non è più sotto controllo e sale rapidamente a oltre 2.000 °C (dai 300 circa di normale operatività).
Quello che chiamiamo "nocciolo" è un insieme di elementi: una struttura di contenimento (la più interna dell'edificio del reattore), le barre di combustibile (vedi il multimedia "I rifiuti nucleari" e gli altri contenuti del nostro "Speciale nucleare"), le barre degli strumenti, i circuiti dell'acqua per la produzione di vapore e per il raffreddamento del combustibile e le barre di moderazione.
A Fukushima, il sisma non ha provocato danni ed è automaticamente entrato in funzione il primo livello di sicurezza, ossia sono state abbassate le barre di controllo/moderazione. Questa procedura interrompe le reazioni nucleari tra le barre di combustibile e in poche ore abbatte la temperatura del reattore fino al 99%. Per raffreddare il residuo 1% è necessaria molta acqua (e parecchio tempo: anche sei, sette mesi).
Lo tsunami ha però messo improvvisamente fuori uso le linee elettriche e le pompe diesel che garantivano il flusso di refrigerante. A quel punto sono entrate in funzione le batterie, che tuttavia hanno una durata limitata. L'Agenzia atomica giapponese ha inviato alcuni camion-generatori per alimentare le pompe, ma questi si sono rivelati insufficienti.
SINDROME CINESE L'aumento di temperatura e di pressione dovuto alla formazione di vapore è stato gestito inizialmente dai tecnici con il rilascio in atmosfera del vapore stesso: ridurre la pressione all'interno del reattore era una condizione indispensabile per poter introdurre nuovo refrigerante. Ma la dissociazione del vapor d'acqua in ossigeno e idrogeno - dovuta alle alte temperature - ha provocato l'esplosione dell'edificio di contenimento esterno del reattore "1" e, oggi, del reattore "3", apparentemente senza provocare danni alle strutture interne.
Con i circuiti di raffreddamento fuori uso i tecnici hanno fatto ricorso a pompe che pescavano direttamente acqua dal mare: acqua "sporca" e ricca di sali, che se da una parte aiutava con la temperatura dall'altra danneggiava il rivestimento delle barre di combustibile. Ma la mancanza di elettricità ha poi ulteriormente ridotto e per qualche ora anche interrotto il flusso d'acqua: stando a diverse fonti ciò avrebbe causato la fusione parziale delle barre di contenimento del combustibile.
Se ciò fosse confermato, il materiale "fuso" starebbe ora colando sulla piattaforma di cemento che regge l'edificio del reattore, senza tuttavia essere in grado di "bucarla", e in uno speciale anello che circonda l'edificio stesso dove dovrebbe circolare acqua.
La centrale di Fukushima Daiich dopo le eplosioni dei contenitori esterni dei reattori 1 e 3. Un'eventuale esplosione è data per molto improbabile dalla maggior parte degli esperti (favorevoli o meno al nucleare). Se dovesse verificarsi, la nube dell'esplosione trasportata dai venti porterebbe in giro per il mondo un "bel" carico di sostanze radioattive e tossiche. Più realisticamente, la conseguenza di questo disastro sarà invece una forte contaminazione "locale" e di molte miglia di oceano.
A cura di Raymond Zreick, Marco Ferrari, Focus.it
Ultimo aggiornamento: 14 marzo, ore 18.00
C'è molta incertezza su quanto sta accadendo adesso all'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, dove per tre reattori si prospetta la fusione parziale o totale del nocciolo. Alcune fonti danno il fatto per già accaduto, almeno per il reattore "3", rimasto - pare - per ben due volte "a secco" di qualunque liquido di raffreddamento nel corso della giornata (14 marzo), complessivamente per almeno 3 ore.
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Mentre dal governo giapponese e dalla Tokyo Electric Power (Tepco) continuano ad affermare che la situazione è critica ma sotto controllo. Le prossime ore ci diranno dove sta la verità, ma intanto, che cosa potrebbe accadere con la fusione del nocciolo?
La fusione del nocciolo avviene quando la temperatura nel reattore non è più sotto controllo e sale rapidamente a oltre 2.000 °C (dai 300 circa di normale operatività).
Quello che chiamiamo "nocciolo" è un insieme di elementi: una struttura di contenimento (la più interna dell'edificio del reattore), le barre di combustibile (vedi il multimedia "I rifiuti nucleari" e gli altri contenuti del nostro "Speciale nucleare"), le barre degli strumenti, i circuiti dell'acqua per la produzione di vapore e per il raffreddamento del combustibile e le barre di moderazione.
A Fukushima, il sisma non ha provocato danni ed è automaticamente entrato in funzione il primo livello di sicurezza, ossia sono state abbassate le barre di controllo/moderazione. Questa procedura interrompe le reazioni nucleari tra le barre di combustibile e in poche ore abbatte la temperatura del reattore fino al 99%. Per raffreddare il residuo 1% è necessaria molta acqua (e parecchio tempo: anche sei, sette mesi).
Lo tsunami ha però messo improvvisamente fuori uso le linee elettriche e le pompe diesel che garantivano il flusso di refrigerante. A quel punto sono entrate in funzione le batterie, che tuttavia hanno una durata limitata. L'Agenzia atomica giapponese ha inviato alcuni camion-generatori per alimentare le pompe, ma questi si sono rivelati insufficienti.
SINDROME CINESE L'aumento di temperatura e di pressione dovuto alla formazione di vapore è stato gestito inizialmente dai tecnici con il rilascio in atmosfera del vapore stesso: ridurre la pressione all'interno del reattore era una condizione indispensabile per poter introdurre nuovo refrigerante. Ma la dissociazione del vapor d'acqua in ossigeno e idrogeno - dovuta alle alte temperature - ha provocato l'esplosione dell'edificio di contenimento esterno del reattore "1" e, oggi, del reattore "3", apparentemente senza provocare danni alle strutture interne.
Con i circuiti di raffreddamento fuori uso i tecnici hanno fatto ricorso a pompe che pescavano direttamente acqua dal mare: acqua "sporca" e ricca di sali, che se da una parte aiutava con la temperatura dall'altra danneggiava il rivestimento delle barre di combustibile. Ma la mancanza di elettricità ha poi ulteriormente ridotto e per qualche ora anche interrotto il flusso d'acqua: stando a diverse fonti ciò avrebbe causato la fusione parziale delle barre di contenimento del combustibile.
Se ciò fosse confermato, il materiale "fuso" starebbe ora colando sulla piattaforma di cemento che regge l'edificio del reattore, senza tuttavia essere in grado di "bucarla", e in uno speciale anello che circonda l'edificio stesso dove dovrebbe circolare acqua.
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