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domenica 7 ottobre 2012

La terra continua a tremare, eruzioni vulcaniche e megatsunami sconquasseranno il mondo

sabato 8 settembre 2012

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lunedì 3 settembre 2012

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2012, addio ai CD

 

 

Le etichette discografiche hanno deciso di abbandonare definitivamente la produzione dei CD entro la fine del 2012 e optare per un rilascio dei contenuti solo tramite servizi digitali quali ad esempio iTunes. Gli unici CD prodotti resteranno quelli in edizione limitata, poiché offrono degli extra di interesse per i consumatori, che tuttavia – come accade già oggi – non saranno disponibili per ogni artista.  
I CD stanno dunque per morire, lentamente, uccisi da quella distribuzione digitale che i consumatori sembrano prediligere in un’epoca moderna ove non solo più i PC, ma anche gli smartphone, i tablet e altri dispositivi consentono facilmente di riprodurre la musica preferita senza dover avere un supporto fisico sempre a portata di mano. La notizia non arriva comunque a sorpresa, anzi: l’ipotesi era nell’aria già da diverso tempo, e per un certo verso appare anche sensata dato che produrre un CD ha un costo fisso che dev’essere sostenuto anche quando il supporto non viene venduto.
Sebbene le grandi etichette non abbiano ancora confermato, l’ipotesi appare avvalorata da una molteplicità di indizi: la rivoluzione della musica iniziata con gli MP3, i music store e gli iPod sta per giungere al culmine della propria maturazione, dando vita ad un avvicendamento semi-definitivo che cambierà in modo radicale i fondamenti su cui il mercato si è sorretto fin dai primi dischi, passando per l’epoca del vinile e terminando nell’era del Compact Disk.
Abbandonando tale formato, un’etichetta discografica potrà risparmiare denaro e anche tempo: non vi sarà più bisogno di occupare risorse per garantirne la distribuzione e la commercializzazione, nonché la manutenzione nei magazzini. Certo, ciò delineerà nel lungo termine la fine di molti piccoli negozi di musica, che fondano il loro business solamente sulla vendita dei CD. Amazon al contrario potrebbe beneficiare della situazione poiché è probabilmente destinato a diventare uno degli ultimi distributori residui di CD, con la possibilità di accontentare chi faticherà a staccarsi dalle vecchie abitudini.
 Fonte: SideLine

giovedì 30 agosto 2012

La terra finirà tra 5 miliardi di anni: ecco le prove







Non è il titolo del’ennesimo film catastrofico costruito a tavolino dagli studios hollywoodiani ma la certezza raggiunta da un equipe di scienziati americani, polacchi e spagnoli che iur affermano di aver trovato le prove della fine del nostro pianeta. Il suo destino sarebbe scritto nelle stelle dunque, anzi di più: dipenderebbe proprio da una stella.
Sarà il Sole, la nostra stella madre per eccellenza, quella da cui dipende la vita sul nostro pianeta, a decretarne la fine: i ricercatori hanno scoperto infatti che il Sole, per sopperire energia al motore interno che opera la fusione nucleare, si trasformerà da “innocua” piccola stella tranquilla ad enorme gigante rossa, fredda (relativamente, visto che la sua temperatura si manterrà sempre sui 4mila gradi) ed affamata, tanto che fagociterà, nel giro appunto dei prossimi 5 miliardi di anni, Marte, Mercurio, Venere e anche la nostra Terra.
Gli astrofisici in realtà lo sapevano già da tempo ma oggi è arrivata la prova definitiva: Alexander Wolszczan della Penn State University, Monika Adamow, Grzegorz Nowak e Andrzej Niedzielski della Nicolaus Copernicus University di Torun, in Polonia, e Eva Villaver della Universidad Autonoma de Madrid, in Spagna, utilizzando uno dei telescopi più potenti al mondo, Hobby-Eberly, dell’Osservatorio di Mac Donald in Texas, hanno scoperto infatti la mancanza di un pianeta e, parallelamente, la presenza, nella luce proveniente dalla stella BD+48 740, di tracce di un materiale molto importante "La nostra analisi spettroscopica ha rilevato che BD 48 740, contiene una quantità abnorme di litio – ha spiegato Adamow - un elemento raro, creatosi principalmente durante il Big Bang circa 14 miliardi di anni fa". Poiché questo elemento vive molto poco all’interno delle stelle (perché si tramuta subito in altri elementi) l’unica spiegazione possibile della sua permanenza è che provenga da un pianeta solido divorato dall’esplosione del suo sole, una gigante rossa di 9 miliardi di anni, avvenuta in un sistema esoplanetario.
La scoperta, avvenuta anche grazie ad un pizzico di fortuna del team, dal momento che il processo osservato è ovviamente breve rispetto ai miliardi di anni di cui stiamo parlando per l'esistenza ed evoluzione di una stella, è stata pubblicata in una prima edizione online di Astrophysical Journal Letters ed è stata così commentata da Wolszczan, che e' anche lo scopritore del primo pianeta mai rilevato fuori dal nostro sistema solare, "Un destino simile può attendere i pianeti interni del nostro sistema solare, quando il Sole – che oggi è una sfera dal diametro di 1.5 milioni di chilometri - diventerà una gigante rossa e si espanderà fino ad inglobare l'orbita della Terra – dal diametro di circa 13 milioni di chilometri, dunque oltre 100 volte più piccola." Tutto questo, come abbiamo detto, non si verificherà prima di 5 miliardi di anni, quando sulla terra non resterà nemmeno più l’impronta di un essere umano, l’ombra dell’ultimo mozzicone di sigaretta, l'eco dell'ultimo sospiro..ma saperlo mette comunque un pò di tristezza.

Scritto da  Mercoledì, 22 Agosto 2012 16:50 
Pubblicato da  YOU-NG

martedì 21 agosto 2012

sabato 18 agosto 2012

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