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venerdì 12 agosto 2011

Ritrovato l'Iperuranio


Oggi è stato annunciato uno straordinario ritrovamento archeologico nei pressi del lago di Bolsena. L'operazione"Raiders of the Lost Thoughts" aveva lo scopo di individuare l'Iperuranio, ossia "il posto dove si trovano tutte le cose che pensiamo prima di averle pensate", secondo la brillante definizione del Prof. Ideo Testafesso, filosofo della Libera Università degli Studi di GoodIdea, coadiuvato dall'insostituibile Prof.ssa Amor Quincalla, archeologa dell'Università Autonoma di Colifichet. L'equipe, patrocinata dal MiBAC, dalla Cassa di Risparmio dei Poveri di Santo Spirito e dal CEPU, è riuscita a portare a termine una scoperta che segnerà l'evoluzione dell'umanità .



«Dopo anni ed anni di ricerche ho deciso di ispirarmi un po' a The modern things, un pezzo di Björk, che suggerisce di cercare in un posto qualsiasi per trovare le cose», argomenta Ideo in relazione al metodo scientifico utilizzato.


«In ogni caso, non sono ancora autorizzato a rivelare né dove si trova il sito archeologico, né nient'altro sulla sua scoperta, ma posso dire che trovare tutte le idee del mondo in un unico posto conferma la bellezza del pensiero».


«Il problema ora sarà come rendere fruibili le idee per tutta l'umanità: basteranno delle transenne con un cartello su cui ci sia scritto "Non toccare"?», si domanda preoccupata Amor.


«In realtà, pensavamo che fosse una leggenda, ma ora che sappiamo che l'Iperuranio platonico esiste, non potremo più dire a nessuno che "non ci arriva" (perché il suo intelletto non riesce ad attingere i concetti in un regno lontano, dove albergano le forme primigenie di tutte le cose), visto cheVoyager dedicherà a questo evento storico milioni di puntate in prima serata e Giacobbo apparirà sulla copertina di cinque mesi consecutivi Focus per spiegare "tutto su tutte le idee di ieri, oggi e domani in una grotta vicino al lago di Bolsena"».


«Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (mosso in un primo momento da un disperato misticismo alla ricerca di idee per venire fuori dalla crisi del Paese, come ci fece sapere un sottosegretario appartenente ad una sorta diSocietà Thule romana, di cui la Prof. ha promesso di parlarci in un altro momento) ha già chiamato per far sapere che il tutto si può considerare già sotto la giurisdizione del governo italiano: è un'idea spaventosa che le idee finiscano nelle mani di poche persone, anche se non si tratta necessariamente di quelle sbagliate. Lo scenario potrebbe essere apocalittico: un'oligarchia delle idee potrebbe arrogarsi il diritto di sopprimerne anche più di una (togliendole così, semplicemente, dalla testa della gente; ad esempio, se smette di esistere l'idea di uguaglianza, come farebbero gli esseri umani ad essere uguali?), ma potrebbe fare ancora di peggio con le idee che non sono ancora arrivate nella mente degli uomini. Nel primo sopralluogo ne ho intravista una, bellissima, troppo difficile da comprendere in pochi secondi, ma ho avuto l'impressione che potrebbe risolvere i problemi dell'umanità intera, facendola vivere in pace e garantendone il benessere comune», conclude Amor, guardandoci negli occhi come se fosse l'ultima volta.

Tratto da :. NOTIZIE DEL FUTURO

domenica 31 luglio 2011

STUDIO: SE IL CERVELLO È PIENO NON SI EVOLVE

LONDRA - Il cervello umano ha raggiunto i limiti dell'intelligenza: le leggi della fisica impediscono alla razza umana di diventare più intelligente. Lo sostiene uno scienziato di Cambridge, secondo quanto riporta oggi il Sunday Times. Secondo Simon Laughlin, professore di neurobiologia nell'ateneo britannico e coautore del libro Work Meet Life, milioni di anni di evoluzione umana avrebbero raggiunto il massimo livello e nulla esclude che l'intelligenza potrebbe fare marcia indietro «se le pressioni dell'evoluzione imponessero un tale declino». Secondo Laughlin l'espansione dell'intelligenza ha incontrato due barriere. La prima è che la miniaturizzazione delle cellule del cervello - e la crescita nelle connessioni tra cellula e cellula - è ormai arrivata a un punto limite. L'altra è che il cervello umano, pur rappresentando il due per cento appena del peso dell'organismo, consuma il 20 per cento di energia: anche minimi aumenti nel potere di azione del cervello provocherebbero un netto aumento dell'energia necessaria a sostenerli. «Abbiamo dimostrato che il cervello deve consumare energia per funzionare, tanta energia quanto il cuore, e che i requisiti sono abbastanza alti da limitarne la performance», ha detto Laughlin al domenicale del gruppo Murdoch. E tuttavia non è solo l'energia consumata dal cervello, è anche la sua struttura che impone limiti allo sviluppo dell'intelligenza. I neuroscienziati da tempo sanno che il cervello è diviso in circa dieci 'moduli«, ciascuno responsabile di diverse funzioni come il movimento o la visione. Questi moduli sono connessi da fasci di fibre nervose e una teoria è che l'intelligenza è legata all'efficienza di queste connessioni. Un collega di Laughlin a Cambridge, Ed Bullmore, ha misurato l'efficienza con cui diverse parti del cervello comunicano l'una con l'altra e scoperto che più una persona è intelligente, più velocemente viaggiano gli impulsi: »L'alta integrazione delle reti cerebrali sembra associata con un alto quoziente di intelligenza«. Il problema è che questa »alta velocità« e come una macchina che ha bisogno grandi quantità di energia: »Si paga un prezzo per l'intelligenza«, ha detto Bullmore al Sunday Times: »Essere più intelligenti significa migliorare le connessioni tra diverse aree del cervello e questo si scontra contro forti limiti in energia e spazio«.
Tratto da LEGGO.it

Una criniera di tentacoli


A colpo d'occhio, nelle profondità blu scure dei mari più settentrionali, colpisce per il suo colore arancione acceso. Ma è il groviglio di tentacoli a dare il nome a questa medusa, della specie Cyanea capillata. La massa confusa e aggrovigliata di braccia, che sembra aumentare insieme all'età della "proprietaria", le ha fatto guadagnare l'appellativo di medusa criniera di leone. La campana, o ombrello, di questa creatura "in gelatina" oscilla tra i 30 e gli 80 centimetri di diametro, ma alcuni individui raggiungono le dimensioni record di 180 centimetri. Il contatto con uno di questi esemplari può rivelarsi pericoloso per l'uomo - i tentacoli sono fortemente urticanti - ma fortunatamente, alle calde acque mediterranee la nuotatrice preferisce le regioni più fredde degli oceani, il Mar Baltico e il Mare del Nord.
Tratto da : FOCUS.it

giovedì 23 giugno 2011

GLI ALIENI SONO GIA' VENUTI SULLA TERRA


Se in passato una popolazione aliena sia già venuta sulla terra o abbia aiutato la popolazione terrestre o ne abbia influenzato la tecnologia che ne veniva usata con nuovi strumenti e conoscenze, è un dibattito che sicuramente non porterà ad alcun risultato soddisfacente, considerando le numerose teorie a favore e contro che potrebbero alimentare fiumi di inchiostro ma lasciare in ogni caso dubbi sulla teoria privilegiata.
Ma sicuramente vi sono delle costruzioni sulla terra che possono essere definite impossibili per il contesto storico e soprattutto tecnologico e scientifico della popolazioni in quel contesto temporale.
Le linee di Nazca ad esempio hanno alcune particolarità clamorose: la rappresentazione perfetta di un ragno sudamericano che sarebbe visibile nelle sue particolarità in un microscopio e che viene rappresentato perfettamente a dimensioni visibili solo dall'alto. Già difficile creare disegni cosi ampi ed esclusivamente visibili ad altezze considerevoli senza che l'uomo in quel contesto potesse volare, ancor più difficile raffigurare un animale cosi microscopico senza appunto un microscopio.
Un ritrovamento importante è costituito da un documento sumero di 6000 anni fa dove è scritto chiaramente la completa descrizione del sistema solare, fatto questo che solo nella nostra epoca ha avuto conferma, e che dimostra una conoscenza e forse la presenza di strumenti astronomici di altissimo livello. Soprattutto la descrizione della grandezza dei pianeti e delle loro caratteristiche lascia stupefatti considerando che si tratta di un documento del 4000 a.C..
Stesso discorso vale per i monumenti dell'antico Egitto dove ci si trova di fronte a perfetti allineamenti stellari, con margini di errori pressochè nulla. In tema di piramidi, anche se su questo tema vi è un acceso dibattito che sostiene che la vicenda sia un falso clamoroso, le piramidi bosniache lasciano stupefatti considerando il periodo di datazione.
Se a questo aggiungiamo che i recenti studi compiuti nei siti delle popolazioni precolombiane hanno rilevato che le antiche città esistevano già migliaia di anni fa e che le ciclopiche costruzioni hanno datazioni antichissime, ciò ci fa riflettere su una storia del mondo che forse è da riscrivere.

Tratto da :. EUROPRESS

Il meraviglioso e stupefacente telescopio spaziale europeo Herschel

Herschel Space Observatory è un telescopio spaziale che lavora nel campo dell'infrarosso, lanciato dall'Agenzia Spaziale Europea (Esa) il 14 maggio 2009. Lavorando nel campo degli infrarossi ha la particolarità di riuscire a individuare cose non visibili con una normale foto. Siamo abituati a pensare che la luce ad esempio quella emessa dalla nostra stella,il Sole, sia solo quella che i nostri occhi possono vedere. Lo “spettro”, l'intervallo di emissione elettromagnetica, di luce del Sole è qui rappresentato in modo schematico.
La luce del sole contiene il 4% di radiazione ultravioletta, 52% di radiazione infrarossa e 44% di luce visibile. Quando osserviamo quindi una foto vediamo solo il 44% della radiazione. Herschel a differenza del più famoso telescopio Hubble riesce a catturare la radiazione infrarossa, ovvero quel 52% di informazioni in più! Capite quindi l'importanza di avere uno strumento del genere per approfondire la conoscenza delll'universo.
Rappresentazione artistica del telescopio (PD-USGov-NASA)
Dopo questa piccola introduzione che serve a chiarire le idee, quello che voglio presentarvi ora è un bellissimo pezzo di giornalismo scientifico nato dalla collaborazione tra Euronews e l'ESA. Euronews è il più importante canale televisivo d'informazione in Europa, tra le sue rubriche, ne ha una in particolare che si occupa di Spazio "Space" e il video presente fa parte di questa rubrica. In 12 minuti viene spiegato in modo abbastanza chiaro e semplice l'importanta del satellite Herschel, il suo funzionamento e l'innumerevole numero di dati raccolti. Un piccolo viaggio alla scoperta di una delle macchine più complesse realizzate dall'uomo.

E' di questa settimana la pubblicazione dei dati relativi all'osservazione del centro della nostra galassia da parte del telescopio Herschel ad opera dei ricercatori dell'INAF-IFSI di Roma. Questa osservazione ha rilevato per la prima volta un gigantesco anello ellittico composto di dense nubi di materia fredda. Nel seguente video Sergio Molinari spiega questa ultima scoperta 

Tratto da :. VERA SCIENZA 

Dal mare l’energia per sostituire 6 impianti nucleari


Dalla natura è possibile ricavare energia alternativa che sostituisca quella nucleare, alla quale i cittadini italiani nel referendum del 12 e 13 giugno hanno detto no. Abbiamo visto come sia possibile sostituire nel giro di 10 anni l’energia pari a quella di 3 centrali nucleari sfruttando l’agricoltura, ma la terra non offre solo questo.
Prospettive di sviluppo dell’energia dal mare per la produzione elettrica in Italia“, il workshop promosso dall’Enea, ci illustra come con gli 8.000 kilometri di costa italiana si possa sfruttare l’energia delle correnti marine. Il potenziale di energia prodotto sarebbe equiparabile a quello di ben 6 centrali nucleari di modello Epr, quelle a cui abbiamo detto no al referendum per intenderci.
Al workshop hanno preso parte illustri scienziati e società internazionali come Vincenzo Artale, responsabile dell’Unità Tecnica Modellistica Ambientale dell’Enea, l’oceanografo dell’Enea Gianmaria Sannino, o Marco Marcelli, fondatore del Laboratory of Experimental Oceanology and Marine Ecology e docente all’Università della Tuscia. E se gli altri Paesi quali Norveglia, Protogallo, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Canada stanno già investendo nel “mare”, l’Italia si sta ora affacciando su questa possibilità.
Basti pensare che le correnti soltanto dello Stretto di Messina basterebbero a dare energia ad unacittà di due milioni di abitanti. In merito a questi studi è stato presentato il progetto Enermarall’interno dello stesso workshop, il primo prototipo di una turbina marina ad asse verticaledenominata Kobold, installata appunto nello Stretto. Inoltre, grazie ad un brevetto italiano, in ulteriore via di sviluppo, di una diga a cassoni denominata Rewec3 (Reasonant Wave Energy Converter), è stato realizzato un dispositivo avanzato per lo sfruttamento dell’energia ondosa.
Ma se le potenzialità della natura marina sono enormi non bisogna dimenticare di fare attenzione al territorio e al patrimonio naturalistico di alcune zone, come tiene a specificare l’ecologo e oceanologo Marco Marcelli, dell’Università della Tuscia.
Sulle coste -ha avvertito- ci sono enormi attività ed ecosistemi da salvaguardare, sono dei beni che il progresso deve tutelare. Per questo va rivisto il vecchio Piano nazionale difesa mare e coste del 1982
Queste verifiche e l’avvio di progetti concreti vanno però velocizzati ed iniziati da subito, perchè la necessità di trovare forme energetiche alternative è imminente e concreta dopo l’esito del referendum. L’Enea infatti già da qualche mese sta mappando le acque del Mediterraneo, grazie ad un finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico di 500 mila euro.


venerdì 20 maggio 2011

Il maggio delle catastrofi: è il turno del Marsili



Non bastavano il (falso) terremoto romano dell’11 maggio e la fine del mondo annunciata dal revendo Camping ai suoi seguaci. E nemmeno la leggenda metropolitana del “terrorista riconoscente” che ha ricominciato a girare dopo la morte di Osama, con tanto di annuncio “Non prendete la metropolitana a maggio”. No; adesso la catastrofe più gettonata sembra derivare dal Marsili, un vulcano sommerso al largo delle coste calabresi, che sarebbe sul punto di esplodere. Cosa dovrebbe accadere? Lo leggiamo in un articolo di Affari Italiani:
Cominceranno a ribollire le acque, poi uno tsunami di dimensioni mai viste potrerà via tutti i continenti. All’Europa toccherà a maggio di quest’anno,  il 21 azzarda qualcuno. Gruppi di parascienziati sostengono che la fine del mondo avverrà molto prima rispetto alle previsioni dei Maya, quando un vulcano sottomarino erutterà generando uno tsunami che trascinerà sott’acqua tutte le terre emerse del nostro pianeta. Ma non è tutto. Secondo i teorici della panspermia delle creature extraterrestri hanno avvertito l’umanità.
L’origine della data è facile da rintracciare: si tratta del “giorno del giudizio” che secondo il reverendo Harold Camping dovrebbe accadere proprio il 21 maggio. Un appuntamento profetizzato sulla base di originali interpretazioni di alcuni passi biblici e su una concezione della storia umana che nulla ha di scientifico, come vi abbiamo già spiegato in un nostro articolo precedente.
Per quanto riguarda il vulcano sottomarino, invece, le cose sono un po’ più complesse. Il Marsili, in effetti, esiste veramente: fa parte dell’arco insulare delle isole Eolie, nel Tirreno, a 150 kilometri dalle coste calabre e a 140 da quelle siciliane, e a una profondità di circa 450 metri. Non è certo l’unico vulcano sommerso del Mediterraneo: in quella zona (una delle più ricche di fenomeni geotermici e vulcanici, a causa dello scivolamento della zolla africana al di sotto di quella tirrenica) si trovano anche il Palinuro, il Valilov e il Magnaghi.
Il Marsili però ha una particolarità: è il più grande vulcano d’Europa, con i suoi 65 kilometri di lunghezza e 30 di larghezza. Per saperne di più su questo “gigante”, vi consigliamo la visione di questo documentario trasmesso da SuperQuark.
La scoperta del Marsili risale agli anni ’20, ma il dibattito scientifico sulla sua pericolosità è molto più recente. Fra il 2009 e il 2010 vennero infatti effettuati diversi studi sulla morfologia di questo vulcano, grazie a navi attrezzate e sonar multibeam. I dati furono pubblicati su due riviste di settore, il Journal of Volcanology and Geothermal Research e le Geophysical Research Letters, ed emerse che una parte della sommità del Marsili era costitutita da rocce con una bassa densità, quindi più deboli e a rischio di crolli.
Il 29 marzo 2010 il direttore dell’INGV, Enzo Boschi, lanciò l’allarme sulle pagine del Corriere della Sera.
Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso.
Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione.
Il pezzo, firmato da Giovanni Caprara, si concludeva analizzando l’unica possibile soluzione: un sistema continuo di monitoraggio, purtroppo difficile e costoso da realizzare.
Questo articolo generò un piccolo vespaio nella comunità scientifica. Enzo Boschi fu criticato per il tono usato, che faceva pensare all’esplosione come a una cosa imminente, da verificarsi nell’arco di pochi giorni. Ci fu addirittura chi lo accusò, probabilmente a torto, di aver “calcato un po’ la mano” sul problema per sottilineare la mancanza di fondi dell’INGV.
Da questa polemica di oltre un anno fa derivano le recenti profezie, che nei mesi di aprile e maggio hanno ripreso a girare, alimentate probabilmente dalle altre previsioni catastrofiche di questo maggio apocalittico. Questo clima di paura ha indotto l’INGV a diramare un comunicato, il 3 maggio di quest’anno, per spiegare meglio la situazione del Marsili. Qui si legge, tra le altre cose:
Il timore dei ricercatori, manifestato dal Prof. Enzo Boschi, presidente dell’INGV, non è tanto il fatto che possa verificarsi una eruzione sottomarina, ma che una eruzione possa determinare il collasso di una porzione consistente dell’edificio vulcanico, reso fragile proprio dall’attività magmatica.
Un’eruzione sottomarina, insomma, non è di per sè un problema; lo diventa quando per effetto dell’esplosione crolla una parte della parete del vulcano: solo in questo caso (e se la massa spostata è piuttosto grande), è possibile che si crei uno tsunami. Un caso simile in Italia è accaduto il 30 dicembre 2002, quando una frana sullo Stromboli spostò quasi un kilometro cubico di materiale roccioso, dando origine a un maremoto. Le onde raggiunsero in alcuni punti l’altezza di 8 metri, provocando diversi danni e il ferimento di alcune persone.
Che questo accada anche per il Marsili, vulcano attualmente inattivo, è comunque ancora tutto da dimostrare. Si legge, sempre sul comunicato dell’INGV:
Va ribadito che quello dei ricercatori è solo un timore, appunto. Resta infatti da dimostrare che il Monte Marsili sia prossimo a riattivarsi; e anche se questo avvenisse, l’eruzione potrebbe passare quasi inosservata per la popolazione, come dimostrano alcune importanti eruzioni sottomarine recenti (es. il Lohii seamount nella Hawaii o il Kick’em Jenny nelle Antille) che non sono state accompagnate da collassi e/o da tsunami.
Il dibattito nella comunità scientifica è ancora aperto. C’è chi considera l’ipotesi altamente improbabile, come ad esempio Sandro De Vita dell’Osservatorio Vesuviano:
Dal punto di vista della possibile attività vulcanica pensare ad una esplosione che possa causare problemi è fantascientifico, in quanto non è un vulcano che storicamente abbia mai dimostrato attività.
Dello stesso parere il professor Michael Marani, dell’università di Bologna, secondo cui il futuro risveglio del vulcano è un’ipotesi non supportata da alcuna prova scientifica. Insomma, le opinioni non sono concordi, ed è giusto continuare ad approfondire la conoscenza di questo gigante sottomarino.
Ma questo non significa che i catastrofisti abbiano ragione: il Marsili è attualmente monitorato sia dagli esperti dell’INGV che da quelli dell’università di Bologna, e non c’è alcuna ragione per cui si debba risvegliare proprio il 21 maggio, a meno di non credere alle ipotesi antiscientifiche del reverendo Camping. Ricordiamo infatti che, mentre per i terremoti non c’è modo di fare previsioni a lungo termine, per le eruzioni ci sono sempre alcuni segnali precursori di tipo sismico e geologico: e attualmente nulla del genere è stato rilevato per il Marsili.
E anche se l’eruzione avvenisse, non è detto che sarebbe un disastro, a meno di un crollo improvviso delle pareti del vulcano. Se invece tutte queste circostanze dovessero avverarsi, questo è quello che succederebbe, secondo una simulazione di Steve Ward della University of California che ha preso in esame il “caso peggiore” (ovvero un crollo di materiale pari a circa 10 kilometri cubici).
Il maremoto che colpirebbe l’Italia farebbe sicuramente grossi danni, e sarebbe un disastro terribile per gli insediamenti costieri italiani. Ma non potrebbe sicuramente provocare la preannunciata fine del mondo, né generare “uno tsunami che trascinerà sott’acqua tutte le terre emerse del nostro pianeta”, come irresponsabilmente affermato dall’articolo di Affari Italiani.
La fine del mondo, per adesso, può attendere.
FONTE :. Query - La Scienza Indaga i Misteri

giovedì 19 maggio 2011

United Nations "bans" Chemtrails


Stati Uniti "basta" scie chimiche!
Negli Stati Uniti, qualcuno si lamenta, le televisioni danno risalto alla cosa "Scie Chimiche", l'avvelenamento da bario e altri agenti chimici micidiali stanno devastando intere immense di mais, la siccità è diventata perniciosa, le malattie respiratorie e celebrali sono in continuo aumento.

Ma l'esercito nega spudoratamente, nonostante è risaputo che dal 1949 al 1960 si sono fatti esperimenti biologici nell'atmosfera, (sia sulla popolazione ignara, sia sui soldati), spruzzando con aerei sostanze tossiche.

Ora su tutto questo vi è stato messo un muro di omertà, ma qualche giornalista e televisione, (non affiliati al sistema) li sta denunciando, come hanno fatto in Canada poco tempo fa.

E noi? Continuiamo a nascondere la testa sotto la sabbia? Interessandoci del bunga bunga, e di altre cazzate propinate dai talk show televisivi? Se non volete guardare in alto per vedere il cielo stuprato, guardate la vostra macchina, la polvere che si deposita sul parabrezza, noterete un strana luminescenza, è una polvere che si annida nei polmoni e nei bronchi, che fa bruciare gli occhi, una parte delle sostanze contenute in quella polvere è: "BARIO+ALLUMINIO E ALTRI AGENTI TOSSICI", andatevi a leggere qualcosina su tali sostanze e traetene le Vostre conclusioni.


SVEGLIAAAA!!!!

FONTE :. 

PIANETA GLIESE 581 -- Potrebbe essere abitabile

Gliese 581dGliese 581, la nana rossa nella costellazione della Bilancia, è considerata una delle prime stelle attorno alle quali sono stati scoperti sistemi planetari. Dal momento del rilevamento del primo pianeta extrasolare del sistema, Gliese 581 b, gli astronomi tentano di sapere di più sugli altri corpi che orbitano attorno alla stella nana, nella speranza di scoprire un pianeta potenzialmente abitabile.

Gliese 581 avrebbe un totale di sei pianeti, quattro dei quali confermati (e, b, c, d) e due in attesa di conferme (g, f). Alcuni di questi sono stati considerati come potenziali candidati Earth-like, ma due di essi sono già stati scartati dalla lista (come Gliese 581g, chiamato anche "Zarmina").
Gliese 581d, invece, è stato recentemente rivalutato dal team dell' Institut Pierre Simon Laplace, che considera queto pianeta come un potenziale contenitore per forme di vita simili a quelle terrestri.

Gliese 581d è il quarto pianeta in ordine di distanza dalla nana rossa, e si troverebbe all'interno della zona di Goldilocks, la regione di spazio attorno ad una stella in cui, tra gli altri elementi favorevoli alla vita, è possibile l'esistenza di acqua liquida. Ha una massa pari a 7 volte quella della Terra, ed è di due volte più grande, dati che collocano questo pianeta nella categoria "Super Earth".

Il fatto che sia una "Super Terra", tuttavia, non dovrebbe portarci a trarre conclusioni affrettate: una Super Terra è definita tale per via delle sue dimensioni, della sua massa e della sua composizione prevalentemente rocciosa, ma le condizioni climatiche del pianeta, la sua geologia più o meno attiva, e la presenza di una chimica non favorevole alla vita potrebbero renderlo decisamente inospitale.

Gliese 581d, però, pare possedere alcune caratteristiche che renderebbero particolarmente probabile la presenza di acqua liquida sulla sua superficie. Nel 2007, Gliese 581d fu giudicato troppo freddo perchè potesse ospitare acqua allo stato liquido, ma le analisi compiute da Robin Wordsworth e François Forget sembrerebbero confermare il fatto che il pianeta sia effettivamente roccioso, e che un potente effetto serra potrebbe consentire l'esistenza di laghi e oceani.


Gliese 581dGliese 581d non sembra apparentemente possedere le carte in regola per essere un pianeta-oceano abitabile: riceve solo un terzo dell'energia solare che riceve la Terra, e potrebbe mostrare sempre la stessa "faccia" alla sua stella, cosa che creerebbe un emisfero buio e freddo, e uno caldo e perennemente illuminato.

Di certo non sono i migliori presupposti per un oceano di acqua liquida e un clima relativamente stabile, ma la simulazione tridimensionale sullo sviluppo del clima di un pianeta extrasolare sviluppata da Wordsworth e Forget mostra come una spessa coltre di anidride carbonica atmosferica (scenario considerato plausibile per un pianeta Super Earth) possa non solo rendere il clima stabile, ma anche scaldare l'atmosfera al punto da consentire la presenza di enormi masse d'acqua liquida.

La luce di Gliese 581 riuscirebbe a penetrare molto più a fondo di quanto la luce solare riesca a fare con l'atmosfera terrestre, scaldando il pianeta a sufficienza grazie anche alla presenza di nubi di anidride carbonica ad alta quota che favorirebbero l'effetto serra atmosferico.
In aggiunta, il particolare clima di Gliese 581d consentirebbe la circolazione del calore lungo tutta la superficie planetaria, calore che si ridistribuirebbe attraverso l'atmosfera evitando il collasso climatico.

Sia chiaro, si tratta soltanto di uno scenario plausibile, ma non è affatto detto che Gliese 581d sia abitato, o anche solo abitabile. Non possiamo ottenere un'immagine diretta del pianeta per motivi tecnologici facilmente comprensibili, e senza un'osservazione ottica è un po' difficile stabilire con certezza cosa possa verificarsi nell'atmosfera di un pianeta a 20 anni luce di distanza da noi.
Ma la sola possibilità che un pianeta così lontano possa ospitare oceani di acqua liquida, o potenzialmente anche la vita, è qualcosa che merita di certo molta attenzione e un'indagine più approfondita.